Archivio per la Categoria information over war

Inside Guantanamo

Posted in information over war con i tag , , on Giugno 9, 2008 by tony

Pubblico questa notizia abbastanza clamorosa che arriva dalla France Press:

(AGI/AFP) – Washington, 8 giu. – I responsabili degli

interrogatori nel carcere di Guantanamo hanno l’ordine di

distruggere gli appunti scritti a mano qualora siano chiamati a

testimoniare sul trattamento dei detenuti. Le istruzioni sono

contenute in un manuale operativo del Pentagono, ha denunciato

l’ufficiale di Marina Bill Kuebler, difensore di uno dei piu’

famosi detenuti di Guantanamo, Omar Khadr, il

pakistano-canadese accusato di aver ucciso un militare

americano in Afghanistan nel 2002, quando aveva solo 15 anni.

Secondo Kuebler l’ordine di distruggere gli appunti scritti

a mano era contenuto nel Sop (Standard Operating Procedures),

il fascicolo fornito dal Pentagono ai carcerieri di Guantanamo.

Una conferma a questa informazione potrebbe imporre un riesame

del caso di Omar Khadr e di molti altri detenuti di Guantanamo.

Secondo il difensore di Khadr, infatti, “la sistematica

distruzione dei verbali di interrogatori trascritti a mano

dimostra che il governo americano ha intenzionalmente privato

la difesa di prove cruciali nella ricostruzione del caso

Khadr”.

Omar Khadr aveva quindici anni quando nel 2002 fu ferito e

catturato dall’esercito americano nel nord dell’Afghanistan.

Dopo essere stato accusato di far parte di una cellula

operativa di Al-Qaeda gli fu attribuito l’omicidio di un

militare americano e il ferimento di un altro. Dapprima fu

rinchiuso fu nella base militare di Bagram dove fu sottoposto a

una prima lunga serie di interrogatori per poi essere

trasferito nel carcere di Guantanamo. Da allora Omar Khadr, che

ora ha ventun’anni, aspetta una sentenza che nel peggiore dei

casi lo vedra’ condannato al carcere a vita. Due settimane fa

il caso Khadr si era complicato quando la Corte Suprema del

Canada aveva accertato una violazione della Carta dei Diritti e

delle Liberta’ da parte di due agenti segreti canadesi che

avevano fornito agli Stati Uniti le registrazioni delle

interrogatori a cui era stato sottoposto Khadr un anno dopo la

sua cattura a Bagram.

Gli sviluppi del caso Khadr saranno probabilmente rilevanti

quando a fine mese la Corte Suprema americana dovra’ accertare

il reale rispetto dei diritti dei prigionieri detenuti a

Guantanamo e la legittimita’ delle Commissioni militari che

compongono le giurie del carcere dei talebani.

Blackwater, campi di addestramento segreti al confine con il messico

Posted in information over war con i tag , , , on Maggio 5, 2008 by tony

Riporto questa storia da Democracynow.org. La milizia privata americana Blackwater, operativa già dalla guerra in Somalia a metà anni ‘90 e responsabile in Iraq della protezione dei diplomatici americani nei loro spostamenti sopratutto da dentro e fuori la Green Zone di Baghdad, sembra stia approntando un campo di addestramento segreto vicino- guarda caso – al confine con il Messico, frontiera già delimitata dal famoso muro voluto dal presidente Bush per fermare l’immigrazione clandestina. E’come se a Lampedusa, al posto dei nostri CPT, si trovasse un campo di addestramento di un nucleo armato militare. Voi che ne pensate?

Per saperne di più sulla Blackwater, ho trovato su Youtube un video davvero interessante, realizzato da Jeremy Scahill, reporter di The Nation e autore di un libro sulle efferatezze compiute in Iraq da questi “corpi speciali”

Congo, quando il genocidio è un investimento duraturo

Posted in information over war on Dicembre 23, 2007 by tony

 

 

Negli ultimi dieci anni, sono stati uccisi più autoctoni dalle guerre per le risorse naturali nella Repubblica Democratica del Congo che ebrei dai nazisti nella Seconda Guerra mondiale. Non esiste nella storia contemporanea un delitto più lungo e decimante del genocidio di cui è stato vittima il Congo.

Pubblico con piacere questo articolo del mio amico Gianluca Schinaia perchè fa il punto su un genocidio dimenticato, l’ennesimo. Se l’intento di questo blog è raccontare i media dal punto di vista del fruitore, sapere che la tecnologia, l’hardware, il motore fa funzionare il sistema mediale è sporco del sangue del Sud del mondo deve necessariamente farci riflettere.

Jan Egeland, coordinatore delle Nazioni Unite per l’assistenza alle emergenze, ha recentemente denunciato con queste parole la situazione congolana: “La persistente tragedia in Congo è l’emergenza più ignorata al mondo, dove, solo dal 1996, sono morti tra i sei e i sette milioni di persone a seguito delle invasioni e delle guerre sostenute dalle potenze occidentali che mirano al possesso delle ricchezze minerarie del Paese.” Anche nel caso del Congo, come per l’olocausto, si può parlare di un crimine aberrante che l’esperto di diritto internazionale Raphael Lemkin definisce così: “E’ un errore, forse, chiamare queste uccisioni ‘atrocità’. Un’atrocità è una brutalità gratuita. Ma il fatto è che queste uccisioni erano sistematiche ed intenzionali.” Lemkin, che ha coniato tale definizione poi accolta dalle Nazioni Unite, le definisce come “genocidio”, ovvero “gli atti commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso”.

Se volessimo procedere con metodologia investigativa sul genocidio congolano, una volta trovata la vittima ed identificata la fattispecie criminosa, per inquadrare il delitto bisognerebbe prima definire quando questo è stato consumato, quale sia l’arma ed il movente e quindi si potrebbe giungere all’assassino. La popolazione del Congo è vittima di genocidio da più di cento anni. Così si evince dalle colonne di prima pagina di un numero del Washington Times del 1905: l’autore della sferzante invettiva è Mark Twain. “Dio è sicuramente grato del fatto che, nonostante la repressione, le cose in Congo non siano irrimediabilmente compromesse, tanto è vero che alcuni nativi sono stati lasciati in vita. All’epoca delle denunce dell’autore di Huckleberry Finn, il regime di Leopoldo II, autarca del Congo, era già responsabile di quasi quindici milioni di vittime. Le pressioni della comunità internazionale obbligarono il dittatore a cedere il Paese al Belgio. Durante la dominazione belga, tra il 1950 ed il 1960, oltre alle sistematiche uccisioni, la potenza occidentale si è macchiata della de-umanizzazione della popolazione congolana: tra il 1950 ed il 1960 su 14 milioni di abitanti solo 1500 persone furono qualificate ‘evolute’ dai belgi. La linea di sangue che spartiva l’Europa colonizzatrice e l’Africa schiavizzata si andava assottigliando in quegli anni e l’intellettuale caraibico-algerino, Franz Fannon, definì con profetica sagacia il ruolo del Paese di dominazione belga:Se l’Africa fosse raffigurata come una pistola, il grilletto sarebbe in Congo.” In virtù della lotta del movimento di Patrice Lumumba, il Congo riuscì ad ottenere l’indipendenza dal re belga Baldovino nel 1960 e fu effettivamente il primo grimaldello importante per aprire la strada verso l’autonomia delle colonie africane. D’altra parte, già nel 1965, il golpe di Mobutu Sese Seku nella giovane Repubblica Democratica del Congo avviò una clepto-crazia lunga 32 anni, strumentale nel soddisfare i grandi interessi di Belgio, Francia e USA. Mobutu cade nel 1997, quando le guerre civili tra etnie hutu e tutsi che coinvolgono i vicini Uganda, Ruanda e Burundi sfociano in Congo. La repubblica di Lumumba è terra di sterminio: tra il 1997 ed il 2001, si contano 3 milioni e mezzo di morti per guerra, fame e malattie ed Amnesty International stima in 16 milioni le vittime di violazioni dei diritti umani, privati di alimenti e farmaci. Se si considera la popolazione del Congo, 52 milioni di abitanti, si tratta di quasi di un congolano su due ucciso, torturato o vittima degli stenti. Nel 2001, l’avvento di Joseph Kabila, politico gradito agli americani, non è servito a fermare la strage. Solo negli ultimi 4 anni, secondo l’International Rescue Committee, sono stati uccisi almeno 3 milioni di congolani (quasi quanto l’intera popolazione irlandese) e molti altri milioni sono diventati profughi.

Riprendendo i termini dell’indagine, la popolazione del Congo è vittima perdurante di genocidio dal 1885 (l’anno in cui il re Leopoldo prese il potere), attuato attraverso regimi efferati, rivoluzioni programmate, invasioni militari. Attraverso l’arma del delitto, ovvero la successione dei governi repressivi e delle incursioni esterne, si può quindi giungere al movente ed all’assassino. Come già visto, sia il re Leopoldo II che Mobutu sono stati i guardiani solerti degli interessi economici occidentali in Congo. D’altra parte, la guerra civile che anima la RDC dal 1997 nasce con gli stessi presupposti e per le stesse finalità. Il boom tecnologico degli anni ’90 del secolo scorso ha fatto lievitare il prezzo dei minerali utili per le nano-tecnologie a livelli pazzeschi e il Congo è un serbatoio copioso di queste risorse. Per questo, gli Stati Uniti hanno aiutato gli eserciti del Ruanda e dell’Uganda ad entrare nella zona più orientale del RDC. Nel 1998, i due eserciti avevano già il controllo del Paese e si sono stabiliti in punti strategici per l’estrazione dei minerali: il solo esercito ruandese guadagna quasi 20 milioni di dollari al mese dal controllo del commercio dei minerali congolani. Questi minerali, indispensabili per la costruzione di cellulari e sofisticate apparecchiature tecnologiche, sono il coltan ed il nobio, poi c’è il cobalto, essenziale per le industrie nucleari, chimiche, aerospaziali e della difesa. Ma il Congo è ricchissimo anche di diamanti, stagno, rame, oro, manganese, petrolio, carbone, piombo, uranio, zinco. In ogni caso, è il coltan la pietra angolare dell’ultimo conflitto. Una volta trasformato in polvere di tantalio, è venduto ai giganti della Motorola, della Nokia, della Compaq e della Sony. Al termine della nostra indagine, dopo avere inquadrato il movente, appaiono quindi gli assassini. I loro nomi sono poco conosciuti, ma sono stati identificati. E’ successo grazie a due studi pubblicati da gruppi di esperti delle Nazioni Unite e da un’ONG congolana, ma il riflettore dei grandi media, a volte deviato verso altre visioni, non ha illuminato i risultati di questi studi. Dalle relazioni emerge che massacri, estorsioni, violenze sessuali, corruzione rientrano in una rete criminale generata e alimentata da grandi società multinazionali. Si tratta, per citare solo le principali, di multinazionali come la Nigncxia (cinese), la Cabot Corp., l’OM Group e la corporation di Nicky Oppenheimer (americane), la Union Miniére (belga), la Swipco (svizzera), la Filma (francese), la Lonhro (britannica), la Bhp (australiana). Secondo gli studi, sono loro oggi colpevoli di armare i “signori della guerra” che perpetrano il reato secolare di genocidio in Congo a danno di un popolo indifeso che ha il solo torto di nascere in un Paese troppo ricco. Se volessimo concludere sul perché questa rete non sia stata smantellata dalle istituzioni politiche occidentali più vicine ai valori democratici e quindi contro il genocidio, basterebbe citare un esempio. L’ex amministratore delegato della Cabot Corp., Sam Bodman, è stato nominato nel 2004 Ministro per l’energia del governo Bush (per dubbi meriti, dato che la Cabot è stata, sotto Bodman, una delle aziende più inquinanti degli USA) e l’attuale vicepresidente e consigliere generale della Sony, Nicole Seligman, è stata consigliere legale di Bill Clinton. Come scrisse Luc de Clapiers de Vauwenargues, “Ogni ingiustizia ci offende, quando non ci procura alcun profitto.”

Gianluca Schinaia

L’INCHIESTA DI RAI NEWS 24 SU AVIANO

Posted in information over war con i tag on Novembre 13, 2007 by tony

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Ecco l’inchiesta a cura di Maurizio Torrealta sulla presenza di bombe nucleari statunitensi in Italia nonostante la firma da parte del nostro paese del Trattato Internazionale di Non Proliferazione.

Clicca QUI

IFG E TESTATE NUCLEARI

Posted in information over war on Novembre 7, 2007 by tony

Ragazzi, anche questa volta mi scuso per la lunga assenza, mi rendo conto di essere un pessimo blogger anche se potrei addurre delle scuse quali il fatto che mi sono laureato o che ho affrontato e superato le prove dell’Istituto per la Formazione al Giornalismo “Carlo De Martino” di Milano, scuola intitolata a Walter Tobagi. Tra qualche giorno se tutto va bene nascerà il blog della scuola che sarà opportunamente linkato in questo sito. Data la lunga assenza e dato che sabato scorso sono stato a Pordenone all’interessantissimo Festival Le voci dell’Inchiesta, organizzato dalla sempre ottima associazione Cinemazero, dove si è parlato con Maurizio Torrealta, giornalista di Rai News 24 (e grande maestro personale) di bombe nucleari, vi propongo un documento, per chi non sapesse che nella base militare statunitense di Aviano, ad una ventina di km da Udine, abbiamo un arsenale di 90 50 bombe nucleari nonostante il nostro paesea abbia firmato il trattato di non proliferazione.

Si tratta dell’iniziativa del parlamentare Franco Accame, che trovate qui

Information Over War

Posted in information over war on Maggio 20, 2007 by tony

Innanzitutto vorrei ringraziare Cecy, Ary, Marchino e Fabio (autore del bellissimo blog Budapest e le amanti, che trovate linkato nel blogroll) per i commenti, spero siate l’inizio di una lunga serie di contributi. Riguardo alla domanda se la tecnologia sia in grado di prevenire guerre e massacri, penso, non ostante il pessimismo di Fabio, che qualcosa possa fare. Per una questione di massa critica. Se pensiamo ai media, quella che gli esperti chiamano la “democratizzazione della tecnologia”, ovvero il mondo dei blog e dell’informazione on line, in parte già ora ha reso praticamente impossibile nascondere la verità, come invece lamentava Baudrillard nel trattamento della guerra del Golfo da parte della CNN, al servizio dell’allora establishment di Bush Senior.

E’chiaro che ci deve essere una volontà di tipo politico per evitare i conflitti, ma se i cittadini sono maggiormente informati credo che sia più difficile nascondersi dietro false prove come quella presentata nel 2003 da Colin Powell all’ONU. Recentemente, il settimanale Time ha inserito Zeng Jinian tra le cento persone più influenti del mondo. Zeng è una ragazza cinese di soli 22 anni che ha deciso di denunciare attraverso un blog le efferatezze del regime comunista cinese, dove l’unica informazione è quella di partito e dove i dissidenti ancora oggi vengono messi a tacere mentre il resto del mondo parla della crescita economica del paese.

Recentemente Edelmann, una società di pubbliche relazioni, ha reso noti i risultati di una ricerca svolta in collaborazione con Technorati, da cui è emerso come sebbene il pubblico dei lettori dei blog non sia paragonabile numericamente ai media tradizionali, qualitativamente è composto dagli influencer, concetto simile a quello di opinion leader, ovvero cittadini attivi a livello culturale, sociale e politico. In Italia, i blog vengono letti dal 30% degli influencer, contro il 16% della gente comune.

Per questo, secondo me non è da illusi porre qualche speranza nella tecnologia. Comunque, visto che il tema è caldo, penso che si potrebbe creare la prima rubrica del blog: information over war. Quello che i media tradizionali non ci dicono sulla guerra. Per cominciare vi segnalo un sito, Liveleak, che suona come “fuga di notizie live”, piattaforma user generated dove si possono trovare numerosi video girati da soldati impegnati in Iraq e Afghanistan, e avere un’idea dalla parte di chi laggiù tenta di sopravvivere.


L’occhio di Google

Posted in information over war on Maggio 16, 2007 by tony

Da qualche tempo non è più possibile non vedere. Google, il search engine per eccellenza, ha lanciato in collaborazione con il Museo dell’Olocausto di Washington un progetto per pubblicare on line le immagini dei massacri che da anni devastano la regione del Darfur, sconvolta da un conflitto multietnico che, secondo le stime della Coalizione per la Giustizia Internazionale ha provocato 400 mila morti e 2 milioni di profughi. Google Earth documenta in tempo reale la tragedia, mostrando 1600 villaggi distrutti, i resti di più di 100mila scuole, abitazioni e moschee rase al suolo.

La domanda che sorge spontanea è se la tecnologia riuscirà in futuro ad evitare nuovi massacri, violenze, guerre.