Journalize!

cronache finanziarie dal volto umano

Un post lungo ma importante. Merita un pò del vostro tempo

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La mia idea, come potete leggere dal post precedente, era quella di intervistare il mio amico Fabio circa il progetto e di trasporla in questo spazio, ma lui, che da bravo blogger è always on, mi ha preceduto. Merita davvero la prima pagina di oggi il suo commento. Non solo per farvi conoscere dalle sue e dalle belle parole di Balducci il progetto che sta portando avanti, ma anche per riflettere sul cambiamento della comunicazione, che è uno dei motivi che mi ha spinto ad aprire Journalize!, per vedere se davvero questa storia degli user generated content su cui tra l’altro sto scrivendo la tesi funziona o è solo l’ennesima  moda piuttostochè l’ultima bolla mediatica. La semiosfera alluvionata di cui parla Fabio sta portando, secondo me, due movimenti paralleli, on e off line. Da un lato, off line, le emittenti mainstream, accorgendosi del calo di spettatori, dell’incomunicabilità di un palinsesto sempre uguale a se stesso, della stanchezza del pubblico che abbandona il piccolo per altri schermi, quelli del cinema e del computer, si stanno concentrando sul marketing selvaggio, tattico ma non strategico, ovvero non a lungo termine, ma, al contrario, sul breve contatto dello spettatore colpito dai fondoschiena delle veline di turno che tuttavia viene conteggiato dall’auditel, strumento che si fa passare per vate indipendente quando è di dominio pubblico la composizione del suo patto di azionariato (per i curiosi,http://www.auditel.it/chi_organizz.htm)

Dall’altro la maturità della rete come metamedium, ovvero come contenitore di tutti i media, dalla parola scritta all’audiovisivo. Al computer si sta seduti, non distesi, e si naviga con il mouse, non si schiacciano dei tasti prestabiliti. Lo sviluppo di spazi per la self expression individuale a diversi gradi di interattività, dalla semplice email a msn per finire con my space, youtube e i blog, di fatto ha svegliato una parte del pubblico, che in paesi tecnologicamente evoluti come la Gran Bretagna ha portato addirittura un’azienda come Google a superare nel fatturato le maggiori emittenti televisive inglesi. Il movimento dalla possibilità all’esigenza di esprimersi, nel pubblico, liberamente e nelle forme che preferisce, è un fenomeno che deve ancora essere spiegato a fondo, ma che per certo ha offerto un’alternativa alla comunicazione eterodiretta. Personalmente, non credo che questa sia una rivoluzione che porterà al dominio dei contenuti creati dagli utenti, più per un problema di diffusione della credibilità che di qualità. Inoltre, noi italiani siamo un paese di vecchi, e la televisione la guardano sopratutto loro.

Tuttavia, l’opportunità di contribuire in minima parte con il proprio vissuto a scalzare l’attenzione dai media generalisti off line e tentare di fare informazione dal basso, secondo i propri interessi e i propri valori, aprendosi alla dialettica e al confronto credo sia un’occasione davvero ghiotta. Per questo, nel mio piccolo, vado fiero di aver ricevuto finora quattrocento contatti e di essere letto mediamente da venti persone al giorno. Se queste venti persone dalle pagine di questo blog hanno imparato qualcosa, e questo vale anche per il blog di Fabietto, il mio contributo l’avrò dato, a modo mio, secondo il mio concetto di qualità della comunicazione. Chi studia comunicazione, infatti, all’interno di questo movimento può farsi medium, tramite tra il mondo istituzionale e la vita quotidiana, applicando quello che studia da cinque anni per arricchire le altre persone, e arricchirsi dai commenti alle proprie pagine. Il patto fiduciario con la comunicazione in grado di fornire una esauriente visione del mondo in grado di orientare l’azione dell’individuo e le sue credenze nello spazio sociale è quello che manca nella comunicazione attuale. I blog sono solo poche gocce nell’oceano, ma, spero, utili a colmare questo vuoto per quelle venti persone che mi leggono ogni giorno.

Con questo concludo il mio manifesto e rilancio con una nuova rubrica, ComunicAzione, in cui potremo confrontarci su come cambia la comunicazione e in che modo possiamo contribuire.

Share your mind!
Troppo buono Tony,grazie per la sensibilità nei confronti del mondo poetico.E’ una merce realmente rara,grazie davvero.Sono d’accordo con te,la comunicazione sta cambiando,e a mio parere, di fronte agli indiscutibili vantaggi offerti dal web 2.0,sorge parallelamente la questione del “mercato dell’attenzione” in una semiosfera “alluvionata” da messaggi di ogni genere.La risposta,per quanto mi riguarda,è Qualità,Eleganza,Originalità.Questo è l’obiettivo di Budapest e le amanti,dare spazio agli utenti,tessere relazioni sempre più profonde,e nello stesso tempo cercare di offrire un piccolo spazio a versi coraggiosi che puntano al succo dell’esistenza.La poesia,che è per natura “pesante”,che richiede tempo,metabolizzazione,che non può essere letta “en passant” sembra essere in netta contraddizione con la nostra cultura fluida,leggera ed iperinflazionata, esigente di sempre più velocità,più movimenti psichici.Da qui il mio blog,un ossimoro nella Rete,e il volume “Canti dai Mobilifici”,un ossimoro in Brianza,terra di lavoro animalesco,chiusura e Cayenne.
Allego la prefazione al libro scritta da uno degli autori che ho radunato per il progetto,il brillante Lorenzo Balducci:
” Un fantasma si aggira per Milano.
Questo fantasma è la Brianza.
Beh, l’importante è saperlo…
Riconoscere un appartenente a questa che non è una razza (del resto solo due degli autori presenti in questa antologia sono brianzoli purosangue) ma una falange armata, non è particolarmente complesso.
In primo luogo osservate la camminata. I Brianzoli rimbalzano.
Molte ipotesi sono state proposte per spiegare questa curiosa peculiarità: le origini rustiche, la necessità di spostarsi quasi unicamente a piedi in terre tormentate, i tendini corti, l’alcool…
Molto probabilmente l’alcool.
Del resto il brianzolo beve, beve molto.
Non è certo l’unico, lo sappiamo, ma il brianzolo beve in modo diverso: beve di più.
Nella sua villica gola si rovesciano (in entrambe le direzioni) i destini di negroni, campari col bianco, birra, vino, gin, con la tonica o il limone, in un ordine che generalmente è molto simile a questo che è però solo uno scarno campionario degli intossicanti cui il brianzolo è aduso.
Egli poi, segno di viva schizofrenia, conduce vita duplice, i cui aspetti esistono in realtà del tutto scollegate: di giorno si presenta come fervido lavoratore, pilastro della società, e chiuso nelle segherie, nei mobilifici, nelle redazioni e negli uffici alacremente si guadagna il pane; di notte invece, novello mr. Hyde, tutti i guadagni di una giornata onesta si perdono, in vagabondaggi etilici e criminosi che sembrano non puntare ad
alcunché di concreto e sano.
L’importante è saperlo.
E noi qui di una sottorazza ancora più perniciosa stiamo parlando, di un manipolo (ma non sperate che il loro numero sia così ridotto!) di individui che vita triplice, conducono!
Lavorano, sì, si abbrutiscono, certo, ma di tanto in tanto persi in qualche sogno sicuramente originato dai veleni di cui si rimpinzano, si isolano, sudano abbondantemente, e scrivono.
Ma anche per costoro esistono indizi che possono aiutare le persone di onesti sentimenti ad individuarli ed evitarli con cautela.
Li potete trovare al bar, loro luogo di elezione, a notte alta (che non gli serve mai da ispirazione, ma da cornice, e molto spesso compagna), in piedi vicino alla porta.
Sono pronti ad uscire.
Forse soltanto perché fuori si può fumare.
Ma escono, per entrare in quel loro personale ridicolo mondo dal quale traggono i loro bizzarri sogni, fatti di viaggi mai fatti, amori mai avuti o mai persi, apocalissi, e quella misteriosa sensazione senza nome che non è riso e non è pianto e dalla quale non sanno uscire, perché pensano sia troppo facile chiamarla solo “malinconia”.
E vino.
Questi individui riescono persino a scrivere di alcool, ne motivano le loro parole stesse, ubriacando la carta e la penna.
Terribile!
E tutto questo poi, per vie frequentemente traverse, lo afferrano e lo mostrano al mondo.
Fieri, come bimbi col vasino pieno.
Un fantasma si aggira per l’Europa, e questo fantasma è la Brianza, i suoi poeti e i suoi peccati. Ricordatevene!
L’importante è saperlo”.

Mi scuso con i lettori per la lunghezza del mio commento,e ringrazio Tony per lo spazio concessomi e per il suo splendido Journalize!E’ un grande blog perchè intelligente e profondo.Aiutiamolo a crescere,pubblicizziamo la qualità.
Fabio

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Written by tony

giugno 23, 2007 a 8:57 pm

Pubblicato su ComunicAzione

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