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cronache finanziarie dal volto umano

Stateofthenet, appunti dalla mia moleskine

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Questo weekend sono stato alla conferenza di cui sopra (vedi post precedente), ecco gli spunti a mio avviso maggiormente  interessanti dei dibattiti che ho avuto l’opportunità di seguire, sotto forma di topics, brevi flash da cui partire per orientare e proseguire la discussione:

Session II day 1, Alla ricerca della felicità: economia della conoscenza e della collaborazione

Prof. Rullani: dall’avvento della rivoluzione industriale ad oggi si è sviluppata in due diverse tipologie: una tecnica, legata alla technè, ovvero alla riproducibilità tecnica dei beni. L’altra, fluida, che riguarda le nuove problematiche dell’era della conoscenza, e la creatività che necessariamente viene implicata. L’economia della conoscenza è iniziata due secoli e mezzo fa, ma è stata la rete lo strumento con il quale il secondo tipo di intelligenza è diventato diffuso, di massa. In questo modo, dal punto di vista economico, il web crea economie di scala a partire dalla redistribuzione dell’intelligenza fluida, implicata nel problem solving a livello di gestione del potere. Come creare economie di scala? Attraverso molteplici usi tecnici di un’idea. Come possono le imprese utilizzare vantaggiosamente questo tipo di intelligenza? Attraverso un’organizzazione modulare – flessibile – ma soprattutto mediante l’organizzazione in comunità epistemiche, come ad es. Slow food.

Luca De Biase: la rete intesa come meccanismo comunicativo, strumento di ripersonalizzazione delle relazioni come base da cui partire per andare sul mercato (microcredito, microfinanza)

Keywords:

  • intelligenza fluida e comunità epistemiche on line
  • relazioni interpersonali come base del mercato
  • impegno personale ed etico ha un valore: il dono (di tempo, risorse, etc)

Session I, day 2, I giornali non sono la loro carta: idee per sopravvivere al 2013

Luca De Biase: il problema nell’organizzazione editoriale italiana non è il modello di business come strumento, ma come fine. I giornalisti sono al servizio dell’azionista o del lettore?

Mario Tedeschini Lalli: la gente vuole il giornalismo di livello professionale, come le inchieste di Gatti su L’Espresso; la comunità dei blogger, dal canto suo, non deve pensarsi come “us against them (ovvero il business dell’editoria mainstream). E’necessario superare questa contrapposizione per realizzare dei prodotti giornalistici multimediali, soprattutto dal punto di vista dell’innovazione dei linguaggi utilizzati, nell’ambito di organizzazioni editoriali complesse.

Session II, day 2 Internet Killed the Political Star?

Giuseppe Granieri: oggi il pubblico compie una premediazione della notizia politica, che viene perciò interpretata mediante un modello codificato dall’assuefazione alla comunicazione che di essa si fa nei telegiornali e negli altri media. Insomma, il famoso panino del tg1

Joshua Levy: About the CNN YouTube Debate, on July ’07, the point for the public is not to participate within the rules of the CNN selection team, but eventually to vote the best issues on YouTube and after CNN to air them offline for the debate.

Giuseppe Granieri II: negli ultimi due anni c’è stato un dibattito sul web 2.0 dettato da un pensiero debole, causato dall’entusiasmo sulla democratizzzazione della parte produttiva del processo mediale. Ora è necessario un pensiero forte, per assumersi le proprie responsiabilità (da parte dei blogger e degli operatori di comunicazione 2.0)

Ancora complimenti a tutti, iniziative come questa sono davvero utili per comprendere cosa si muove, a livello di impresa, di vision e di riflessione, attorno e in rete. Grazie agli organizzatori!

Per vedere i video degli interventi, il link è QUESTO

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Written by tony

febbraio 13, 2008 a 7:07 pm

Pubblicato su ComunicAzione, MEDIA

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