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Democrazia digitale, una visione bella e impossibile

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Internet fa ai meccanismi della governance ciò che i computer in rete hanno fatto ai sistemi meccanici. Il fatto che i bit si muovono molto più facilmente della carta di fatto aumenta la reattività del governo. E il fatto che noi possiamo mettere le informazioni a disposizione dei cittadini piuttosto che insistere che i cittadini si procurino le informazioni significa che i cittadini sono favoriti. E significa anche che i governi possono risparmiare soldi, uno dei pochi valori universali.

Ma queste modifiche si applicano a tutte le forme di governo. Il contributo specifico della rete alla governance democratica si concretizza nel modo in cui i cittadini possono indirizzare il loro governo. I cittadini non possono indirizzare il governo se questo è una scatola nera a cui nessuno ha accesso, e ovviamente internet rende i governi più trasparenti. Non solo possiamo cliccare alla ricerca di notizie senza limiti, ma possiamo anche confrontarci con chiunque per comprendere quello che leggiamo. Possiamo farlo in maniera informale attraverso mailing list o blog, ma anche più formalmente con forum di discussione e wiki fatti apposta per discutere tematiche di governo.

Possiamo anche comunicare più facilmente al governo le nostre esigenze. L’esempio standard negli Stati Uniti è la possibilità di mandare un messaggio per segnalare un buco in una strada (è scoraggiante il fatto che questa possibilità non sia stata ancora istituzionalizzata). Ma questo si limita a sostituire una telefonata con un testo scritto. Molto più interessanti sono le nuove tecniche non disponibili prima di internet. Per esempio il “crowdsourcing” utilizza la piramide caratteristica della democrazia rappresentativa con grandi benefici. Il blog del Tpm ha chiesto a migliaia di lettori di leggere una piccola parte delle 3mila pagine di un documento pubblicato dal dipartimento Usa alla Giustizia nell’ambito di un’inchiesta su un possibile scandalo.

Ai lettori veniva chiesto di segnalare qualsiasi elemento sospetto trovassero nella montagna di dati. In una sola notte la folla (“crowd”) ha scovato elementi che un solo reporter avrebbe scoperto dopo giorni e giorni di lavoro. Di certo il crowdsourcing può avere effetti rischiosi: l’Amministrazione Bush a un certo punto ha incoraggiato i cittadini a segnalare «attività sospette» dei propri vicini, un tipo di crowdsourcing che rischiava di erodere la fiducia alla base della convivenza civile.

David Weinberger. Da Ilsole24ore.com

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Written by tony

febbraio 28, 2008 a 12:08 pm

Pubblicato su pensieri, politica

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