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Torinesi nella lista Falciani?

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Nel dossier Falciani, l’ex dipendente della filiale svizzera della banca britannica Hsbc, in possesso di una lista di presunti evasori fiscali finita in mano alla procura di Nizza, ci sarebbero i nomi di diversi cittadini torinesi. Per questo motivo, secondo quanto affermato da fonti raccolte dall’agenzia Ansa, la procura del capoluogo piemontese avrebbe richiesto al tribunale della città transalpina, attraverso una rogatoria internazionale, la trasmissione delle informazioni relative ai conti bancari di 7mila cittadini italiani residenti in Svizzera. Da Giancarlo Caselli, procuratore capo di Torino che si sta occupando della vicenda, arriva un secco no comment, ma un fascicolo è già stato aperto, e, secondo indiscrezioni, gli accertamenti delle autorità italiane potrebbero cominciare già tra una quindicina di giorni, non prima dell’ok del ministro delle finanze francese e delle procedure tecniche necessarie alla trasferimento del documento. Nella mattinata di ieri il procuratore capo di Nizza, Eric de Montgolfier, ha confermato la richiesta della procura torinese, mentre a Roma il titolare dell’Agenzia delle entrate, Attilio Befera, ha dichiarato di essere in attesa dei risultati delle indagini per capire «come procedere per il recupero delle somme», qualora dovessero essere frutto di evasione fiscale. Con le nuove norme, ha ricordato Befera ai microfoni del Tg2, toccherà al contribuente dimostrare che i capitali detenuti all’estero non siano frutto di evasione.

Al di là delle Alpi, la vicenda ha scatenato un incidente diplomatico: Berna, che ritiene «illegale» la documentazione di Falciani, in quanto frutto di un furto, avrebbe protestato contro l’utilizzazione della lista da parte dei magistrati transalpini, congelando un progetto di cooperazione fiscale che prevedeva la sospensione della doppia imposizione con la Francia. La quale, come risposta, propose di inserire la confederazione elvetica nella lista nera dei paradisi fiscali non cooperativi. Una decisione in seguito rientrata, grazie all’intervento del ministro del bilancio Erico Woerth, il quale chiese al Senato di non portare avanti la misura.

Contenzioso appianato, dunque, ma l’accusa di Berna rimane: la Francia avrebbe pagato Hervè Falciani – fermato a Mentone l’anno scorso – per avere l’elenco, che comprende 127mila conti correnti attribuibili a cittadini di 18 Paesi. Un metodo sdoganato dall’Ocse, la cui sede si trova proprio nella capitale francese, il quale, dallo scorso 19 gennaio, ha consentito agli Stati di ricorrere anche a questo metodo per colpire gli evasori.  «Quello su cui non possiamo soprassedere sono i contribuenti che non rispettano i loro doveri», aveva affermato senza mezzi termini Jeffrey Owens, numero uno della divisione fiscale dell’ente internazionale per la cooperazione e lo sviluppo economico. Per la maggioranza degli ordinamenti europei, tuttavia, in un simile modo di procedere sono riscontrabili gli estremi del reato di ricettazione. Per questo, nel pomeriggio di ieri, il Principato del Liechtenstein ha bloccato una richiesta di informazioni su presunti evasori fiscali proveniente dalla Germania, Paese in cui alle autorità fiscali è consentito pagare per ottenere informazioni di questo genere.

Nel caso di Hervè Falciani, ex informatico autodichiaratosi censore di frodatori ed evasori, giunto all’Ile de France dopo varie peripezie dentro e fuori dall’Europa ed altrettanti tentativi, tutti andati a vuoto, di monetizzare la lista rubata, l’Italia si ritroverebbe a trarre i benefici di un «investimento» francese, qualora le accuse elvetiche trovassero conferma. In questo senso, ha spiegato ieri a Radio 24 il direttore centrale dell’accertamento dell’Agenzia delle Entrate, Luigi Magistro, «Solo se le informazioni sono state acquisite secondo criteri legali, i dati potranno trasformarsi direttamente in accertamento, altrimenti saranno utilizzati come spunto per trovare prove di evasione». «Per utilizzarle ai fini fiscali», ha specificato Magistro, «le informazioni devono pervenire secondo le regole dello scambio di informazione internazionale, perché l’acquisizione sia legittima da un punto di vista amministrativo fiscale». Dal canto suo, il numero uno del Tribunale di Nizza, è sembrato piuttosto collaborativo e disponibile nei confronti dei magistrati piemontesi, che stanno lavorando alacremente nel riserbo più assoluto.

Per i presunti evasori italiani, tuttavia, una cosa è certa: o hanno scudato i propri capitali, o se la vedranno brutta. Da oggi, infatti, non è più possibile rimpatriare e regolarizzare attività fiscali e patrimoniali detenute all’estero. Il termine ultimo della proroga dello Scudo Fiscale, deciso in base ad un emendamento alla Finanziaria che risale alla scorsa estate, scatta il 15 aprile.

Da Il Riformista 15 aprile 2010

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Written by tony

aprile 15, 2010 a 11:19 am

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