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Meglio di The Heat: una truffa da 2 miliardi di euro

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Titoli di credito falsi per 2 miliardi di euro, prodotti in Africa e rivenduti in tutta Europa, per una frode internazionale degna del miglior thriller del celebre Michael Mann. Nella giornata di ieri le Fiamme Gialle di Roma sono entrate in possesso di nuovi elementi relativi all’inchiesta sui «bond africani»: titoli basati su obbligazioni brasiliane scadute ed inesigibili e su una serie di assegni circolari contraffatti, dal valore di 50mila euro ciascuno, emessi dalla banca inglese Hsbc. Lo stesso istituto di credito che in questi giorni si trova sotto i riflettori per la lista dei 7mila presunti evasori fiscali di nazionalità italiana di cui il tribunale di Nizza è entrato in possesso, richiesto due giorni fa dalla procura di Torino attraverso una rogatoria internazionale.

La vicenda, come spiega il Capitano del Nucleo speciale della polizia valutaria della Guardia di Finanza capitolina, Marcello Carrozzo, «nasce da un filone dell’inchiesta Miraggio», che, nel luglio del 2009, aveva portato all’arresto di 11 persone, accusate di aver costituito numerose società allo scopo di rilasciare fideiussioni per un valore totale di oltre 7 milioni di euro, senza avere i requisiti di capitale per garantire le eventuali insolvenze né tantomeno essere iscritte nel registro degli operatori autorizzati dal Testo unico bancario del 1993. In base alle intercettazioni telefoniche condotte dalle Fiamme Gialle, il capo della banda, fermato due giorni fa, avrebbe avuto contatti periodici con alcune delle persone arrestate la scorsa estate, bruscamente interrotti dopo l’azione degli inquirenti. Ieri l’altro, sono finite in manette tre persone, tra cui un commercialista, un faccendiere già noto agli inquirenti ed un cittadino di origine napoletana assunto da una presunta Ong toscana e da tempo residente in Africa. Fonti informate sui fatti raccontano che sarebbe stato proprio quest’ultimo il braccio operativo della banda, dalla cui sede, in via del Parlamento a Roma, si diramavano tentacoli in altre quattro regioni italiane: Toscana, Marche, Liguria e Campania.

Il napoletano – fermato qualche giorno fa a Fiumicino in possesso di 200milioni di euro in titoli falsi – non avrebbe legami con la criminalità organizzata. Attraverso numerosi viaggi in Togo e in Costa d’Avorio, l’uomo, pagando delle tangenti a funzionari locali, si sarebbe procurato dei falsi assegni circolari emessi dalla Hsbc, il cui numero di serie corrispondeva esattamente ad alcuni conti correnti dell’istituto britannico. I titoli, con scadenza bloccata  e riferiti, nella maggior parte dei casi, ad aziende e privati, venivano periodicamente depositati come collaterale presso banche terze a garanzia di prestiti e linee di credito erogati da queste ultime a favore di imprenditori esteri. Il cerchio si chiudeva quando gli istituti di credito chiedevano ad Hsbc una conferma della corrispondenza tra il numero dei conti correnti e il seriale degli assegni. Via libera che, nella maggioranza dei casi, il sistema informatico della banca inglese dava in automatico. Una frode a catena, dunque, che non ha risparmiato Bank of Ireland e un istituto di credito statunitense. Sia gli uffici londinesi che meneghini di Hsbc non hanno dato seguito alle richieste di chiarimenti avanzate dal Riformista, ma fonti vicine al dossier rivelano che fin da subito Hsbc ha dimostrato una piena collaborazione alle indagini, alzando il livello di attenzione sulle proprie transazioni telematiche, in base alle evidenze emerse da una truffa molto simile, messa in atto in un’importante città del Sudest asiatico.

Se i falsi assegni hanno viaggiato estero su estero, gli affari che la banda conduceva in Italia riguardavano la compravendita di bond scaduti e perciò inesigibili. Ad esempio, due tranches di obbligazioni Petrobras  rispettivamente del 1953 e 1959, acquistate da alcuni imprenditori italiani finiti sotto la lente della procura di Roma. Secondo quanto emerge dalle indagini coordinate dal pm Stefano Fava, infatti, i bond – piazzati sul mercato da una rete di trenta broker non autorizzati – sarebbero stati venduti al prezzo di 10mila euro e registrati in bilancio dagli imprenditori allo scopo di elevare il livello del loro stato patrimoniale, dopandolo  per ottenere finanziamenti pubblici. Tra i beneficiari, dicono i ben informati, vi sarebbe anche un’azienda italiana attiva nel settore delle scommesse sportive. I broker, affermano le Fiamme Gialle, avrebbero operato principalmente in Gran Bretagna, Slovenia, Spagna, Francia, Turchia e Svizzera.

Da Il Riformista 16 aprile 2010

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Written by tony

aprile 16, 2010 a 12:06 pm

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