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Fmi: Pil italiano in ripresa? Sì, ma anche no

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Ripresa più veloce del previsto, ma con forti squilibri. In estrema sintesi, è questo il contenuto delWorld Economic Outlook del Fondo monetario internazionale, che ha rivisto al rialzo le sue stime sul Pil mondiale per il 2010 dal 3,9 per cento dello scorso gennaio all’attuale 4,2 per cento, mentre il 2011 rimarrà sostanzialmente stabile, a quota 4,3 per cento. Saranno i Paesi emergenti a guidare la ripresa, bene invece gli Usa, mentre il Vecchio continente quest’anno andrà ancora a rilento. Per quanto riguarda l’Italia, il rapporto, diffuso nella mattinata di ieri, prevede una crescita dello 0,8 per cento nel 2010 e dell’1,2 per cento nel 2011, ma con un tasso di disoccupazione in aumento a quota 8,7 per cento quest’anno, rispetto al 7,8 per cento di 12 mesi fa e all’8,6 per cento previsto per il 2011. In un contesto migliore del previsto, lo Stivale va dunque in controtendenza: le stime sul Pil italiano per quest’anno hanno subito una riduzione di 0,2 punti percentuali, di 0,1 punto percentuale quello dell’anno prossimo.

A livello globale, saranno i Paesi emergenti – come nel 2009 – a guidare la ripresa, con un’accelerazione del 6,3 per cento quest’anno e del 6,5 per cento nel 2011, anche in questo caso stime più ottimistiche rispetto a quelle diffuse a inizio anno. L’incremento delle economie avanzate, nell’insieme, sarà pari al 2,3 per cento, e del 2,4 per cento tra 12 mesi. Durante la conferenza stampa di presentazione del rapporto, il numero uno del Fmi Olivier Blanchard ha spiegato che il rialzo delle stime «non è abbastanza per recuperare il terreno perso durante la recessione». «Ci troviamo in una nuova e importante fase della crisi», ha affermato Blanchard: «L’economia globale è in ripresa, ma si presentano sfide formidabili. Ottenere una crescita sostenuta, solida ed equilibrata non sarà facile, ci vorrà molto lavoro, soprattutto per il consolidamento fiscale, per aggiustamenti dei tassi di cambio e un riequilibrio della domanda». A destare la preoccupazione maggiore degli esperti dell’istituto di Washington, per quanto riguarda i Paesi sviluppati, è la difficile situazione del mercato del lavoro. «Un elevato tasso di disoccupazione pone seri problemi sociali», si legge nella nota del Fmi, per questo gli Stati dovrebbero adottare delle politiche a livello macroeconomico per favorire la flessibilità salariale e i sussidi di disoccupazione. In Eurozona, stime il Fondo, la percentuale di inoccupati sarà superiore al 10 per cento sia quest’anno che tra 12 mesi, mentre negli Usa si attesterà al 9 per cento, per poi calare all’8,3 per cento nel 2011.

Un’altra questione principe è il debito. Ciò che è successo in Grecia – che con l’aiuto di Goldman Sachs ha taroccato al rialzo il suo livello di indebitamento – deve servire da monito, dicono da Washington: «Sul breve termine, esiste il rischio che, se non adeguatamente monitorati, i timori del mercato sulla solidità finanziaria e la liquidità della Grecia potrebbero trasformarsi in una contagiosa e diffusa crisi del debito pubblico degli Stati sovrani», ha affermato il Fmi. Anche per questo le economie avanzate dovranno implementare i propri piani di stimolo fiscale. Si legge nel World economic outlook: «Un significativo consolidamento fiscale sarà necessario anche per il 2010, unito ad una politica monetaria espansiva». Ad eccezione di tutti gli Stati che stanno subendo un incremento nei tassi di interesse legati ai propri titoli di debito: devono immediatamente adottare una politica di consolidamento fiscale.

Discorso uguale e contrario per i mercati emergenti: l’elevato livello di rischio delle economie avanzate fa diminuire l’appetito degli investitori istituzionali per i bond, mentre India, Brasile e Cina devono assorbire liquidità senza creare bolle. Lo squilibrio per eccellenza riguarda il rapporto tra il deficit statunitense, cresciuto del 2 per cento nel 2009, e il surplus del Celeste impero, l’anno scorso a più 4 per cento. Ovvero la causa principale della debolezza del dollaro sull’euro, almeno fino al quasi default della Grecia, che ha abbassato il valore della divisa comunitaria. Su questo tema il Fmi è in linea con gli Usa: lo yuan deve essere più flessibile. Ma i cinesi, si sa, da quell’orecchio non ci sentono proprio.

Da Il Riformista 22 aprile 2010

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Written by tony

aprile 22, 2010 a 2:55 pm

Pubblicato su ComunicAzione

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