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Il destino dell’atomo tricolore nel post Scajola

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Dopo le dimissioni del ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola, sono in molti a chiedersi quale sarà il destino del famigerato ritorno al nucleare dell’Italia. Un punto del programma governativo sul quale Scajola ha investito non poco, sia in termini di immagine personale che di energie politiche all’interno del Pdl. Sul tema, il supporto di Berlusconi non è mai mancato: la scorsa settimana, durante il vertice italo – russo di Lesmo, il Premier ha ribadito l’intenzione di mantenere gli impegni per la costruzione della prima centrale nucleare italiana nei prossimi tre anni, cioè entro la legislatura. Nei giorni scorsi, una forte rassicurazione è arrivata dal sottosegretario con delega all’Energia Stefano Saglia, braccio operativo dell’ ex ministro nel dossier atomico, che, ha affermato, «prescinde dalla mia persona e da quella di Scajola». Insomma, il ddl Sviluppo, approvato lo scorso agosto e contenente le linee guida per il nuovo regime energetico italiano, rimane valido.

Ieri in Piazza Affari i big dell’energia nazionale – Enel ed Edison – che, quasi un anno fa, hanno siglato gli accordi per la costruzione dei primi quattro reattori italiani, non hanno scontato significativamente la notizia delle dimissioni. Nessun commento, invece, dalla Francia, con cui poco meno di un mese fa l’Italia aveva firmato una partnership per la progettazione degli Epr, i reattori di terza generazione che saranno messi a punto da Areva in collaborazione con Ansaldo Nucleare (Gruppo Finmeccanica) e Techint. Fonti vicine ad Enel fanno sapere che l’interim di Berlusconi al dicastero di via Veneto è di per sé una garanzia sufficiente, mentre per Edison, raccontano da Foro Bonaparte, la preoccupazione numero uno riguarda i veti che possono apporre Regioni, Provincie e Comuni sui territori dove verranno costruite le centrali. Questione delicatissima, a cui sarà chiamata a rispondere l’Agenzia per la sicurezza nucleare, organo a cui il decreto Scajola ha affidato il compito di individuare i siti di sviluppo dell’elettricità nucleare. Un ruolo si tecnico che di comunicazione. Ad oggi, il decreto che sancisce lo statuto dell’ente è rimasto incagliato da un gioco al rimpiattino dei tre ministeri coinvolti: Ambiente, Sviluppo economico e Tesoro, il quale – dal canto suo –  ha messo in chiaro che l’Agenzia non dovrà essere finanziata dalle casse statali, ma dalle società pronte a fare parte del rilancio dell’atomo nazionale, attraverso le banche. Il forfait del titolare di via Veneto, dicono gli osservatori, non poteva arrivare in un momento peggiore: all’accordo con Stefania Prestigiacomo sulle competenze dell’ente mancava soltanto la firma degli interessati. «Le dimissioni di Scajola sono la prova del nove per capire se la partita nucleare è un obiettivo del Governo o di un solo uomo» osserva Carlo Stagnaro, direttore Ricerche e studi dell’Istituto Bruno Leoni. Per il ricercatore del think thank liberale, infatti, «La dimostrazione della continuità dell’azione di Governo si avrà all’atto delle nomine nell’Agenzia, un segnale di maturità sarà riconfermare le scelte del ministero senza riaprire il valzer». Tra i nomi designati alla guida della struttura, nei mesi scorsi, è spiccato quello di Umberto Veronesi, scelta che sarebbe stata vantaggiosa sul fronte dell’opportunità politica, in quanto ex ministro del governo Prodi, ma perdente sul piano anagrafico. Ora il nome del momento è quello di Umberto Tirelli, esperto di fama internazionale, attualmente direttore del dipartimento di Oncologia medica di Aviano (Pn), anche se rimangono sul tavolo le candidature dello scienziato Maurizio Cuomo e dell’ingegnere nucleare Guido Possa.

Intanto, a Genova, rimane un senso di amarezza. Soltanto due giorni fa, Giorgio Napolitano, giunto in città per l’inaugurazione delle celebrazioni del 150mo anniversario dell’Unità d’Italia, ha visitato gli stabilimenti di Ansaldo Energia, mentre il numero uno di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini, aveva salutato con entusiasmo la partecipazione della controllata alla corsa all’atomo. Sebbene, osservano fonti genovesi, la figura del bresciano Saglia sia sinonimo di continuità, è indubbio che un ministro ligure avrebbe influito sulla scelta dell’ex Repubblica marinara come sede dell’Agenzia. Dal punto di vista industriale, spiegano da Ansaldo, non cambierà nulla: le commesse non sono ancora partite, per quantificarne l’impatto sul territorio, anche dal punto di vista occupazionale, bisognerà aspettare il 2013. Tuttavia, a pagina 12 del bilancio 2009 della società, approvato di recente, si legge che le novità sul fronte nucleare, nonostante non vi siano ricadute economiche immediate, «Consentono, per la prima volta dopo molti anni, di guardare con rinnovato interesse anche al mercato nazionale dei nuovi impianti». Lo scoglio più grande della gestione di Paolo Romani, se l’attuale sottosegretario alle Comunicazioni prenderà il posto di Scajola, sarà riuscire a convincere gli enti territoriali che questi nuovi impianti sono una buona opzione per il futuro e le tasche degli italiani.

Da Il Riformista 6 maggio 2010

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Written by tony

maggio 6, 2010 a 11:31 am

Pubblicato su ComunicAzione

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