Journalize!

cronache finanziarie dal volto umano

La Merkel affossa il mercato

leave a comment »

La locomotiva finanziaria tedesca frena di colpo, e i listini europei vanno in rosso. Si potrebbe riassumere così la seduta di ieri, contrassegnata da perdite su tutte le piazze. Maglia nera a Milano, che ha ceduto il 3,45 per cento, mentre a Londra il Ftse 100 ha perso quasi tre punti percentuali. Male anche Francoforte, a meno 2,72 per cento, Parigi, meno 2,92 per cento e Madrid, con l’Ibex a meno 2,61 per cento. Alla mezzanotte di martedì la Bafin, la Consob tedesca, ha deciso di vietare le vendite allo scoperto non garantite dal prestito titoli, il cosidetto «naked short selling», su una decina di azioni di società ad elevata capitalizzazione e sui Cds – i derivati che fungono da assicurazione sul rischio emittente – sui  bond governativi dell’area euro. BaFin, si legge nel comunicato, spiega che la decisione è stata presa alla luce «dell’eccezionale volatilità registrata dai titoli di debito di Stati dell’Eurozona», e del «notevole allargamento degli spread dei Cds contro il rischio di default» di diversi  Stati dell’Eurozona. Su questo sfondo, la vendita allo scoperto dei bond e l’apertura di Cds non coperti contro i rischi di default dei Paesi dell’Eurozona avrebbe «portato a movimenti di prezzo eccessivi con considerevoli svantaggi per il mercato finanziario, con possibili rischi per la stabilità dell’intero sistema»

La misura, seguita dall’analoga decisione dell’Austria, ha fatto proseliti: ieri pomeriggio a Madrid, a margine del vertice Ue – America centrale, il presidente della Commissione europea Manuel Barroso si è dichiarato d’accordo con la Merkel sulla necessità di «frenare l’utilizzo abusivo delle vendite allo scoperto». Niente Cds naked, dunque, né tantomeno short selling su Allianz, Deutsche Bank, Commerzbank, Generali Deutschland Holding e altre blue chip. Mentre, in apertura, i mercati incassavano il colpo, è arrivata la dichiarazione di Angela Merkel, secondo cui «l’euro è in pericolo, e se la valuta unica dovesse fallire, allora fallisce anche l’Europa». La Francia, capofila del fronte dei critici, annunciando l’intenzione di non seguire le mosse tedesche ha puntualizzato, per bocca del ministro dell’Economia Christine Lagarde, che prima di procedere sui mercati «si dovrebbe almeno sollecitare il parere degli Stati coinvolti e interessati dalle misure». Oggi è atteso a Berlino il commissario europeo al mercato interno Michel Barnier, che incontrerà il titolare delle Finanze Wolfang Shaeuble, Sul tavolo le motivazioni della decisione tedesca, di cui, come si legge su alcuni dispacci di agenzia, nemmeno Bruxelles era al corrente.

Secondo alcuni osservatori, nel giorno in cui i primi 14,5 miliardi di euro di contributi anticrisi Ue – Fmi sono stati allocati per concludere con successo il rimborso del bond ellenico decennale da 8,5 miliardi di euro che scadeva ieri, la Merkel ha dovuto dare una dimostrazione di forza politica ai mercati: la Germania è ancora la roccaforte della finanza pubblica sana. Il bund, il titolo di Stato tedesco, rimane tuttora un bene rifugio per gli investitori europei: il calo di 4 punti base dell’indice Itraxx, che indica il prezzo delle assicurazioni sul rischio default degli Stati Ue, è il primo effetto della stretta dell’Authority berlinese. La quale, ha inoltre spinto al ribasso il cross euro – dollaro, a quota 1,23. Un bene per le esportazioni americane.

A livello macro, i buoni dati diffusi da Eurostat sul settore edile, comparto anticiclico, non sono bastati a tranquillizzare gli investitori. Il Construction output Ue, indicatore della produzione nel settore dell’edilizia e ingegneria civile, in aumento del 7,6 per cento a marzo 2010 rispetto al mese precedente, con la Germania leader europea con un incremento del 26 per cento. A Milano, la sensazione di analisti e responsabili del reddito fisso di alcune banche d’affari è che la Germania stia dirottando gli speculatori verso i Paesi periferici dell’Europa. In altre parole, se i titoli bancari d’Alemagna sono blindati, si punta sui titoli dei Piigs, soprattutto spagnoli e italiani. Sarebbe questa la spiegazione della chiusura in rosso di Piazza Affari. Il comparto bancario, infatti, ha un peso notevole sull’intero listino milanese, e i dati diffusi ieri dall’Abi non sono incoraggianti: l’ultimo rapporto evidenzia sofferenze lorde – i crediti non adempiuti – pari a 63,7 miliardi di euro a marzo di quest’anno, in crescita di 2,2 miliardi di euro rispetto al mese precedente. Un aumento che diventa del 42,1 per cento se raffrontato allo stesso periodo del 2009. Dalle sale cambi non si stupiscono più di tanto: gli specialisti dell’analisi tecnica mostrano una correlazione tra Ftse Mib e Dax in calo costante da inizio anno.

Da Il Riformista 20 maggio 2010

Annunci

Written by tony

maggio 20, 2010 a 7:26 pm

Pubblicato su ComunicAzione

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: