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cronache finanziarie dal volto umano

Tre esperte di womenomics a confronto sulla manovra

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Fuga dalla Pubblica Amministrazione. Ad essere colpiti dall’ultima manovra varata dal Governo sono i dirigenti pubblici.  I quali, allarmati dalla rateizzazione della liquidazione fino a tre anni, come spiegano alcuni sindacalisti all’Ansa, starebbero presentando numerose domande di pensionamento, prima che il decreto venga pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Docenti universitari, alti burocrati dello Stato e di enti pubblici non economici. Sono queste le categorie più colpite dalla misura, ma corsa alla pensione riguarderebbe anche Inps e Inpdap, i due enti previdenziali dedicati al pubblico e al privato. All’Inps quasi un terzo dei dirigenti avrebbe i requisiti per andare in pensione, diversa invece la situazione all’istituto che si occupa della Pa: i dirigenti di prima e seconda fascia, racconta una fonte interna, sono 400 in tutta Italia, ma per avere un quadro più completo bisognerà aspettare lunedì. La Cgil, dal canto suo, sostiene che il blocco delle retribuzioni fino al 2013 eliminerebbe di fatto la valutazione del merito per le fasce dirigenziali.

Il Riformista ha raccolto le valutazioni di tre esperte di previdenza, studiose molto sensibili al tema e convinte sostenitrici della womenomics. Elsa Fornero, ordinario di Economia all’Università di Torino e vicepresidente del Consiglio di sorveglianza di Intesa San Paolo, fa un distinguo tra manager della Pa e dipendenti pubblici: «In linea generale, se esistono delle norme speciali che attribuiscono ai dirigenti dei diritti speciali non è uno scandalo che il Governo intervenga». «Questione diversa», spiega,  «per i dipendenti ordinari, a cui la liquidazione è commisurata alla retribuzione. In questo caso è bene non fare parziali confische». Daniela Del Boca, economista esperta di lavoro e famiglia, guarda alle possibili conseguenze della misura nel mondo universitario. I docenti degli atenei, infatti, sono equiparabili a dirigenti Pa: «Il problema riguarda già la generazione che i sociologi definiscono baby boomers (i nati tra la fine della Seconda guerra mondiale e il ’68, ndr). Nel dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Torino, dove insegno, dei 46 docenti tra tre anni ne rimarranno 10, che dovranno gestire 5mila studenti». «Oggi siamo tutti impegnati nei concorsi», continua la Del Boca, «ma non possiamo assumere per quattro anni e molti docenti andranno in prepensionamento, una situazione comune a moltissime facoltà italiane». Per Fiorella Kostoris, docente di Economia politica a Roma La Sapienza ed ex presidente Isae, le misure di contenimento della spesa volute da Tremonti generano un effetto di incertezza sociale: «Esiste un “rischio annuncio” che fa “scappare i buoi prima del previsto”, non soltanto per la questione rateizzazione della liquidazione, ma anche per quanto concerne l’effetto sulle pensioni future del blocco degli stipendi nel prossimo triennio. Per minimizzare il danno derivante dalla fuga verso la quiescenza, il Governo potrebbe cercare di applicare il decreto dall’estate 2010, anzichè dal primo gennaio 2011. Quindi, in teoria, le persone che riuscirebbero a completare l’iter di pensionamento e le richieste effettive sarebbero poche». Staremo a vedere, ma, nota la Kostoris, una cosa è certa: «L’Italia è uno dei Paesi europei dove le richieste di pensionamento vengono fatte partire al primo giorno possibile, proprio perché c’è una sensazione di diffusa insicurezza sulla materia , in quanto tutti sanno che bisognerà presto adottare una nuova riforma, nonostante ne siano già state fatte 5-6 negli ultimi 15 anni».

Da Il Riformista 29 maggio 2010



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Written by tony

maggio 29, 2010 a 5:03 pm

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