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Federalismo fiscale al verde

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La manovra annulla il federalismo fiscale. È quanto hanno affermato ieri con forza gli enti locali, ribadendo ancora una volta il loro no ai tagli previsti dalla finanziaria fortemente voluta da Tremonti per rassicurare i mercati sulla solvibilità dell’Italia. Il doppio appuntamento, che ha visto protagoniste le Regioni, riunite alla presenza dei ministri Tremonti, Calderoli e Fitto in via della Stamperia, e l’audizione dell’Anci, l’ente che raggruppa i Comuni italiani, di fronte alla Commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale, si è concluso con una sonora bocciatura della manovra. Una giornata infuocata dalle polemiche sin dalle prime battute, quando in mattinata il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, aveva definito la manovra «irricevibile», chiedendo al Governo «modifiche sostanziali». Roberto Formigoni, presidente della Lombardia – la regione più colpita, con una sforbiciata pari a 1,33 miliardi in due anni –  ha rincarato la dose al termine dell’incontro: «Questa manovra non solo mette a repentaglio il federalismo fiscale», ha affermato, «ma, dopo l’incontro di oggi, lo spazza via dal tavolo: quindi, c’e’ una grande emergenza nazionale». Da tempo il presidente della Lombardia è preoccupato che i tagli ai ministeri riducano di molto i trasferimenti di fondi alle Regioni previsti dalla Legge Bassanini, l’anno scorso a quota  19 miliardi di euro. Di tutt’altro segno la risposta di Tremonti: «Ci sono margini per fare riduzioni fattibili e sostenibili». I bilanci delle Regioni, spiega il titolare del ministero di via Venti Settembre, che ha sottolineato l’urgenza di un «patto con le Regioni necessario per rendere applicabile la manovra», ammontano a 170 miliardi di euro, per questo il previsto taglio di 5 miliardi significa una riduzione pari al 3 per cento.

Errani, qualche settimana fa, aveva sottolineato al Riformista che «le Regioni contribuiscono per il 15 per cento alla spesa complessiva, e sono chiamate, con questa finanziaria, a contribuire al 50 per cento dei tagli». Sacrifici che, nella manovra – ha denunciato il sindaco di Torino e presidente dell’Anci, Sergio Chiamparino, durante l’audizione in Bicamerale – per più di due terzi sono richiesti a Regioni, Provincie e Comuni. «Credo ci siano tutti gli ingredienti per una ribellione sociale importante» ha affermato, a incontro ancora in corso, il numero uno della Puglia Nichi Vendola, denunciando, da parte del Governo, «un massacro che renderà le Regioni enti in grado di essere amministratori fallimentari delle proprie risorse».

La copertura finanziaria del federalismo è stata al centro dell’intervento di Errani in Commissione bicamerale: «Le risorse che servono a finanziare competenze regionali sulle quali si sarebbe dovuto applicare la perequazione» ha osservato il rappresentante dei presidenti di Regione, «ovvero il riequilibrio finanziario per le Regioni con il maggior prelievo fiscale, a fronte di minori trasferimenti dallo Stato, risultano sostanzialmente azzerate». D’altronde, le cifre del patto di stabilità interno parlano chiaro: tagli per 8,5 miliardi di euro alle amministrazioni ordinarie, e di un miliardo e mezzo per le cinque Regioni a statuto speciale. Di questi, si calcola, nei prossimi tre anni ci saranno 3,5 miliardi di euro complessivi in meno per il trasporto locale, e un ammanco di 1,22 miliardi di incentivi alle imprese. Due settori ad altissimo impatto sociale. Insomma, denunciano all’unisono i Governatori locali, il tempismo di Tremonti, per usare un eufemismo, non è stato ottimale. Difficile, quindi, affrontare un discorso programmatico sui costi standard. Ancor più se, dicono i Governatori, prima non vengono definiti i livelli assistenziali standard per sanità e sociale. Sul primo punto, circa 106 miliardi di euro, Tremonti ha sottolineato che l’esecutivo «non interverrà».

Da Il Riformista 11 giugno 2010

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Written by tony

giugno 11, 2010 a 1:21 pm

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