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cronache finanziarie dal volto umano

Inedito asse Marcegaglia – Bortolussi

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Gli imprenditori che mandano avanti il Paese nel mezzo della crisi chiedono meno tasse, ma per i cittadini italiani le imposte reali sono sempre più elevate, a causa dell’economia sommersa e dell’evasione fiscale. Due visioni contrapposte solo in apparenza, quelle andate in scena nella giornata di ieri, rispettivamente a Santa Margherita Ligure e a Mestre (Ve). Il primo appello, lanciato da Emma Marcegaglia dal palco istituzionale del meeting dei giovani di Confindustria, riguarda l’apertura di un tavolo di riforma della tassazione sulle imprese «il prima possibile». Il secondo, invece, è un allarme della Cgia di Mestre, l’associazione dei piccoli imprenditori e artigiani della cittadina lagunare, guidati dal combattivo Giuseppe Bortolussi: il «nero» ha fatto lievitare la pressione fiscale reale, nel 2009, a quota 52 per cento. Ben oltre il 43 per cento calcolato dall’Istat.

Per la presidente di Confindustria, che ha parlato alla presenza in sala di Giulio Tremonti, il tema della produttività è di estrema urgenza, «perché le imprese pagano ormai un prezzo altissimo». «La riforma fiscale», ha poi specificato la Marcegaglia, «deve avere chiaro che le tasse dovranno essere abbassate a chi tiene in piedi questo Paese». L’associazione degli industriali, dalla riviera di Levante, si è quindi dichiarata pronta al confronto con le parti sociali già dai prossimi giorni, in vista di un grande patto affinché l’Italia riprenda la strada della produttività. La mossa ha trovato l’immediato sostegno di Raffaele Bonanni. Il leader della Cisl, a margine della festa nazionale del sindacato cattolico a Levico Terme (Tn), ha sottolineato che, grazie alla tracciabilità dei pagamenti ed al redditometro, due misure contenute nella manovra, «si mette un piedistallo, affinché si possa arrivare ad una riforma fiscale che noi richiediamo con forza, perché una parte di ciò che si carica solo su lavoratori e pensionati possa andare sui consumi».

Arriva dall’entroterra che guarda alla Serenissima, invece, la denuncia contro l’erario dei piccoli imprenditori e artigiani veneti: la pressione fiscale, nel 2009, è salita al 52 per cento del reddito, per colpa dell’economia sommersa. Per calcolare qual è l’effettiva dimensione del «nero» italiano – si legge nella nota diffusa dalla Cgia – i mestrini hanno stornato dal Pil nazionale il dato sul sommerso, che deve essere indicato, in base a norme Eurostat, nei documenti di contabilità pubblica. Se, dunque, la pressione fiscale è data dal rapporto entrate fiscali – Pil, basta sottrarre a quest’ultimo, pari a 1,520 miliardi di euro nel 2009,  il peso dell’economia irregolare – stimabile per la Cgia tra 231,9 miliardi e 255,9 miliardi – e inevitabilmente aumenterà la quota del proprio reddito da versare allo Stato. In altre parole, la pressione fiscale si concentrerà su un ammontare minore di quello calcolato dall’Istat.

Anche nel 2009, il tema della riforma fiscale per le imprese è stato il piatto forte del meeting dei giovani industriali. Un anno fa, sempre dalla riviera di Levante, la presidentessa degli under 40 di Conindustria, Federica Guidi, ammoniva: per tornare a crescere bisogna «rimettere le imprese in condizione di produrre ricchezza». In che modo? Attraverso «una qualificata riforma fiscale», perché «l’alta e complessa fiscalità cui gli individui e le imprese sono soggetti é un freno allo sviluppo del Paese». Semplificazione legislativa ieri, quando i Governi di tutto il mondo erano impegnati nell’opera di assorbimento dei toxic assets dal sistema bancario; abbassamento delle tasse oggi, quando le tensioni finanziarie riguardano i conti pubblici degli stessi Stati. Il focus della discussione economica, a Bruxelles, è proprio questo: come attuare misure che diano credibilità ai titoli di debito pubblico sui mercati senza reprimere la crescita, evitando il rischio di piombare nuovamente in una spirale recessiva? La lotta al sommerso e all’evasione è una risposta possibile. Lo ha sottolineato con forza Mario Draghi nelle sue «Considerazioni finali»: «Gli evasori sono i principali responsabili della macelleria sociale». Una posizione ribadita tre giorni fa da Salvatore Rossi, capo economista di Palazzo Koch, durante un’audizione in Senato: «Far sì che i progressi nel contenimento della spesa corrente e nella lotta contro l’evasione fiscale si traducano quanto prima in riduzioni delle aliquote d’imposta sul lavoro e sulle imprese è una leva importante di sviluppo».

da Il Riformista 13 giugno 2010

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Written by tony

giugno 14, 2010 a 11:12 am

Una Risposta

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