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cronache finanziarie dal volto umano

La nuova Fiat Spa si pronuncia Chrysler

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Si scrive Fiat Spa, si legge Fiat – Chrysler. Il percorso che potrebbe portare alla fusione delle due
case separate dall’Atlantico comincia oggi al Lingotto, quando, durante l’assemblea straordinaria
dei soci, Sergio Marchionne annuncerà lo spin off Fiat Industrial, divisione che raggrupperà tutte
le attività del Gruppo non strettamente legate all’auto, come veicoli industriali, macchine agricole
e componentistica, e in cui rientreranno i marchi Iveco e Cnh. Un meeting che si preannuncia
decisivo anche per chiarire l’ammontare del debito in seno alle due società, questione finita sotto la
lente della Consob, che aveva domandato maggiori informazioni sui criteri di ripartizione del rosso,
pari a 740 milioni di euro per la parte auto e 3,67 miliardi per la nuova società. Perchè la scissione
sia effettiva, in ogni caso, bisognerà attendere il gennaio 2011, quando i due titoli saranno quotati in
Piazza Affari. Secondo programma, al capitale di Fiat Industrial saranno aggiunti altri due miliardi
di euro, attraverso una riduzione del valore nominale delle azioni Fiat pari a 3,50 euro, e di un
altro miliardo e 800 milioni dalle riserve. A cui si aggiunge il finanziamento da 4 miliardi di euro
presentato lo scorso luglio, attraverso una lettera confidenziale, da un pool di banche – da Barclays
a Bnp Paribas, da Citi a Credit Agricole, da Unicredit a Intesa, passando per Societé Generale e
Rbs.
Da Torino, invece, non trapela alcuna indiscrezione sul nome dell’amministratore delegato della
nuova società: si sa soltanto che, come vuole tradizione, sarà un manager interno all’azienda.
Un’incognita che si somma alle molteplici questioni ancora sul tavolo, riassumibili in due parole:
razionalizzazione e investimenti. Sul primo punto, il più controverso, gli analisti che seguono il
titolo, contattati dal Riformista con la promessa dell’anonimato, sono concordi nel ritenere che,
qualora andasse bene l’Ipo di Chrysler, programmata da Marchionne per il 2011 – oltre che dalle
condizioni di mercato, infatti, molto dipende dal collocamento di General Motors – il merger con
Fiat Spa sarebbe cosa fatta entro l’anno prossimo. In fondo, riflette un operatore, il salvataggio di
Chrysler non è costato un euro, e l’Ipo sarebbe appannaggio della Uaw, il sindacato americano.
Un’ipotesi del genere comporterebbe l’inevitabile diluizione della quota di controllo da parte di
Exor, la holding cassaforte della famiglia Agnelli, che passerebbe dall’attuale 35 al 20 per cento.
Un accorciamento della catena societaria che avrebbe un impatto diretto sul business editoriale,
voce certamente non profittevole, ma dal peso non troppo significativo nel bilancio del Gruppo:
La Stampa e il pacchetto Rcs, a questo punto, passerebbero da Fiat Spa ad Exor. L’obiettivo
è alleggerire gli oneri di Fiat Auto, alla luce della saturazione del mercato privato europeo,
evidenziata già nella semestrale e ribadita ieri dai dati diffusi da Ihs global insight, nei primi 8
mesi dell’anno Fiat è passata dal 9 all’8 per cento delle quote di mercato europeo, mentre i numeri
del mese scorso parlano di un calo delle immatricolazioni intorno al 20 per cento sul 2009 nella
stragrande maggioranza dell’Eurozona. In questo contesto rientra la trattativa per il riacquisto del
5 per cento di Ferrari detenuto da Mubadala, fondo sovrano di Abu Dhabi, che a giudizio degli
analisti assumerà la forma di private placement. Sul valore pre – scissione, tuttavia, gli analisti sono
discordi: la forchetta sul target price va dai 9 ai 16 euro complessivi, passando per gli 11 euro di Jp
Morgan. Valutazioni che, comunque, non tengono conto di possibili upside derivanti dalle sinergie
industriali e distributive con Chrysler.
Sul secondo punto, gli investimenti, sono intervenuti ieri i segretari di Cisl e Uil dal tavolo con
Federmeccanica sulle deroghe al contratto siglato nel 2008. «Che l’azienda si stia ristrutturando
anche a livello internazionale è molto importante, ma la cartina di tornasole sta negli investimenti»
ha detto Bonanni. L’obiettivo per sopravvivere, come disse Marchionne a suo tempo, rimane quota
6 milioni di veicoli prodotti l’anno.

Il Riformista 16 settembre 2010

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Written by tony

settembre 16, 2010 a 1:07 pm

Pubblicato su ComunicAzione

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