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cronache finanziarie dal volto umano

Fiat, spin off al via, ma la partita vera è in Usa

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Dopo un’attesa che durava dalla scorsa primavera, l’assemblea straordinaria degli azionisti Fiat,
riunita ieri al Lingotto, ha approvato la scissione tra Fiat Spa e Fiat Industrial. «Non abbiamo
paura del futuro e vogliamo costruirlo» ha dichiarato in apertura il presidente del Gruppo John
Elkann. «Oggi portiamo le lancette avanti nel tempo», ha spiegato l’ad Sergio Marchionne,
sottolineando che «di fronte alle grandi trasformazioni in atto nel mercato non possiamo permetterci
il lusso di guardare alle nostre attività riducendo la prospettiva ai confini storici o ai domicili
legali». «La sfida», ha proseguito, «richiede una soluzione strategica che abbia una portata tale da
ridefinire il panorama industriale». La sfida in questione è nota: quota 6 milioni di auto, il livello
minimo individuato da Marchionne per rimanere leader nel mercato globale. Da ieri, lo sono anche
le strategie del Lingotto per raggiungerla. Molti si attendevano una risposta dal meeting di ieri,
in Italia come negli States, su molteplici fronti caldi: l’indebitamento delle due nuove società, le
sinergie industriali con Chrysler, Fabbrica Italia e il futuro degli stabilimenti di Melfi e Pomigliano,
la scommessa sull’alta gamma con i marchi Alfa e Ferrari, la saturazione del mercato europeo e la
ripresa di quello dei veicoli agricoli e industriali. Sono stati accontentati tutti. Ecco le novità:
Debiti – L’indebitamento netto di Fiat Spa – che include Fiat Group, i marchi Ferrari, Maserati,
Magneti Marelli, Teksid, Comau e la parte «passenger and commercial vehicles» di Ftp powertrain
technologies – sarà pari a 2,662 miliardi di euro, 1,227 per Fiat Industrial, di cui faranno parte
Iveco, Cnh e la divisione «industrial and marine» di Fpt powertrain technologies. Nel complesso,
il Gruppo avrà un indebitamento netto industriale di 2,5 miliardi di euro, con liquidità pari a 10
miliardi, 3 miliardi per il ramo Industrial. Il quale sarà quotato in Piazza Affari il prossimo 3
gennaio, attraverso il collocamento di azioni ordinarie, privilegiate e di risparmio, rispecchiando
lo schema adottato finora dalla casa torinese. Completata l’operazione, a ogni azionista sarà
assegnata un’azione Industrial di pari categoria, senza versare alcun corrispettivo. Le obbligazioni
– 9 miliardi Fiat Spa, dei quali 3 in scadenza nel 2011, e 2 miliardi Fiat Industrial, derivanti da Cnh
– rimarranno in capo alle società emittenti. Ieri in Borsa il sentiment degli operatori è stato «sell
on news»: il titolo ha ceduto oltre due punti percentuali, scontando da un lato l’incertezza sulla
sostenibilità di Fiat Spa, in parte per fattori di contesto in parte per scarsi investimenti, dall’altro
sulla scia dei dati diffusi da Acea. L’associazione che riunisce i produttori europei, infatti, ha
evidenziato dati preoccupanti relativi al periodo estivo: immatricolazioni Ue a meno 18 e 12,9 per
cento anno su anno a luglio e agosto rispettivamente; Fiat sotto la media, a meno 31,1 per cento e
23,8 per cento, numeri «assolutamente prevedibili» per Marchionne. Kepler Capital, in un report,
stima un aumento delle vendite globali di Fiat intorno al 5 per cento per i prossimi due anni, e un
target price globale di 10,6 euro per azione.
Sinergie – Se la nuova divisione extra auto non avrà un amministratore delegato unico – scelto
all’interno dell’azienda – sulle quattro ruote il Lingotto punterà sull’integrazione con Chrysler,
soprattutto con Lancia nell’alta gamma, e accelerare lo sviluppo nei Bric. La liquidità in cassa sarà
sufficiente al riacquisto del 5 per cento di Ferrari da Abu Dhabi, «importante per noi tornare al
90 per cento», ha detto ieri Marchionne, non escludendo l’ipotesi Ipo. Su Chrysler, tutto procede
secondo il piano industriale: confermando l’Ipo della casa di Detroit nel 2011, il manager ha
annunciato che la quota di Fiat potrebbe salire al 25 per cento dopo il lancio della 500, per poi
arrivare al 35 entro il 2011 e al definitivo 51 per cento quando i debiti nei confronti dei Governi
americano e canadese scenderanno sotto quota 4 miliardi di dollari.
Sindacati – «Dont’believe your own press» è il Marchionne – pensiero: Fabbrica Italia «è una
scelta industriale indipendente da qualsiasi scelta politica, mentre la nuova Fiat sarà «un porto
sicuro» per i lavoratori. Intanto, la Fiat ha comunicato il ricorso ulteriore alla Cig per gli operai di
Termini Imerese dal 20 al 29 ottobre, mentre si concludeva la marcia da Melfi a Roma di Giovanni
Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli, i tre operai licenziati dallo stabilimento lucano lo
scorso luglio.

Il Riformista 17 settembre 2010

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Written by tony

settembre 17, 2010 a 6:51 pm

Una Risposta

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