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cronache finanziarie dal volto umano

Mps: esami d’autunno e questioni immobiliari

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Sarà un autunno chiaroscurale per il Monte dei Paschi di Siena. L’istituto di credito la cui
fondazione, si vantano nella città del Palio, precede di vent’anni la scoperta dell’America,
nonostante una semestrale positiva, dovrà chiudere le questioni aperte relative alla ristrutturazione
e al rafforzamento patrimoniale. Due questioni legate: dopo la quasi bocciatura negli stress test di
fine luglio – il Tier1, la misura data dal capitale più le riserve di bilancio al netto delle tasse al 6,2
per cento – sono cresciute d’intensità le voci di un imminente aumento di capitale, poi smentite
dai vertici della banca. Almeno in apparenza: è prevista entro l’anno la chiusura del piano di
cessione degli immobili strumentali e non strumentali posseduti da Rocca Salimbeni dal valore pari
a 2,2 miliardi di euro, 1,7 miliardi per i primi e 500 milioni per i secondi, e un guadagno stimato
intorno al mezzo miliardo di euro. Livello molto vicino ai 592 milioni di euro necessari, per Credit
Suisse, ad avere un Tier 1 oltre superare la soglia del 6 per cento. Un’operazione «in famiglia»:
gli immobili sono stati ceduti ad un consorzio di cui fanno parte il socio forte Sansedoni, il ramo
assicurativo Axa, e l’advisor Mediobanca, mediante un finanziamento cartolarizzato attualmente in
esame presso la Consob.
La plusvalenza, che a grazie al via libera di Bankitalia potrà essere contabilizzata negli attivi
dell’istituto senese, dando al Tier 1 una boccata d’ossigeno di 40 punti base. Evitando un aumento
di capitale che avrebbe diluito la quota di controllo detenuta dalla Fondazione presieduta da
Gabriello Mancini. Secondo una fonte interna, in realtà, l’istituto senese già a fine 2008 sarebbe
stato pronto alle cessioni: un ritardo dovuto alla lentezza delle authorities competenti nella disamina
del dossier.
All’inizio di questa settimana, invece, risale l’emissione di covered bond pari a un miliardo e 250
milioni di euro con scadenza a tre anni a tasso fisso garantiti dai mutui residenziali del Gruppo Mps,
nell’ambito del programma da 10 miliardi di euro annunciato lo scorso giugno, sei mesi dopo aver
fatto ricorso ai Tremonti bond per 1,9 miliardi di euro. Un collocamento anticipato, pochi giorni
dopo l’approvazione della semestrale, da una nuova emissione di passività subordinate a tasso
fisso dell’ammontare nominale di 500 milioni di euro e della durata di 10 anni, e dall’accordo tra
la controllata Mps Capital Services e Barclays sul servizio di compensazione per gli swap sui tassi
di interesse scambiati nei mercati over the counter, che ammontano ad un volume complessivo 200
miliardi di dollari nozionali.
Leggendo i conti relativi alla prima parte del 2010, approvati il 26 agosto scorso – utile netto
contabile a quota 261,2 milioni di euro e risultato operativo pari a 510 milioni e margine di
interesse a 1,8 miliardi di euro – spicca il dato sull’innalzamento del Tier 1 al 7,8 per cento (dal 7,5
dello scorso marzo), su cui ha influito, oltre che la ripresa dei mutui e assicurazioni, rispettivamente
più 73 e 53 per cento anno su anno, i 25 punti base di guadagno dalla vendita di 70 agenzie a Intesa
San Paolo e Carige.
Secondo le riflessioni di un analista di un’importante banca d’affari italiana, in un contesto
dove la redditività del capitale, nei prossimi 12 mesi, sarà intorno all’8-10 per cento, Mps
potrebbe avere dalla sua un vantaggio non indifferente: la validazione entro l’anno – gli ottimisti
dicono entro fine ottobre – da parte di Bankitalia dei nuovi modelli interni per il calcolo degli
attivi ponderati, come già successo un paio d’anni fa a Unicredit. Sul fronte della sforbiciata
ai costi amministrativi e operativi, previsti dal piano industriale, che Vigni ha stimato intorno
al 3,5 per cento, la concertazione con i sindacati è proceduta, finora, senza particolari intoppi.
Un discorso a parte merita la performance borsistica. In Piazza Affari il titolo ha perso il 27,1
per cento anno su anno – più di Unicredit, meno 19,7 per cento, Intesa San Paolo, meno 19,9 per
cento, ma meno di Ubi, che ha perso il 29 per cento – calando del 10 per cento negli ultimi sei
mesi, fino a toccare un minimo di 0,83 euro per azione lo scorso giugno, per poi risalire, con due
ricadute sotto la soglia psicologica di un euro, a inizio luglio e fine agosto, all’attuale 1,042 euro per
azione. A fine agosto, la banca d’affari Goldman Sachs ha giudicato «neutral» Rocca Salimbeni,
con target price a 1,1 euro per azione. I Cds, le assicurazioni contro il rischio emittente, sono saliti
costantemente durante l’estate, segno evidente della speculazione sul titolo. I prossimi mesi saranno
cruciali per capire se il mercato esprimerà la stessa fiducia di Vigni sulla tenuta della più antica
banca italiana.

Il Riformista 18 settembre 2010

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Written by tony

settembre 18, 2010 a 1:01 pm

Pubblicato su finanza

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