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cronache finanziarie dal volto umano

Europa lenta sulla regolamentazione dei derivati

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«Sulle nuove regole per la finanza derivata l’Europa è indietro di 8 mesi rispetto agli Usa». È
quanto sostiene Marcus Schueler, responsabile dell’area regolamentazione finanziaria di Markit
ed esperto di derivati e mercati Over the counter. Il Riformista lo ha raggiunto telefonicamente
per capire meglio quali saranno i contorni del mercato dopo l’approvazione del pacchetto Barnier.
Ritiene che le nuove regole elaborate dalla Commissione europea, sopratutto sul versante
della standardizzazione dei derivati, ridurranno l’utilizzo di questi strumenti da parte di
banche e fondi hedge?
Prima di tutto va specificato che la regolamentazione di questo comparto, in Europa, si compone
di due parti: la prima, pubblicata esattamente una settimana fa, riguarda il rischio di controparte e
i trade repositories, i centri di raccolta dati sulle transazioni. La seconda, contenuta nella direttiva
Mifid, concerne i requisiti di trasparenza per il trading di questi strumenti. Facendo un confronto
con gli Usa, il pacchetto approvato la scorsa settimana rappresenta soltanto una porzione delle
norme contenute nel Dodd-Frank act.
Quali sono i vantaggi di una standardizzazione dei derivati e della limitazione dello short
selling in alcuni casi specifici?
Facendo un passo indietro, ciò che è stato pubblicato la scorsa domenica riflette gli impegni
presi dal G20 al meeting di Pittsbourgh, soprattutto sul versante del clearing dei derivati over the
counter e dei miglioramenti nella trasparenza degli scambi. In sostanza, la creazione di stanze di
compensazione per ridurre il rischio di controparte e la registrazione degli scambi, di fatto non sono
altro che dei miglioramenti dei principi sanciti dal G20.
Quindi in realtà le nuove regole non sono tali?
Sto dicendo che dopo l’impegno assunto dal G20 è interessante notare come divergano i principi dei
regolatori americani ed europei. Nonostante ciò, tuttavia, i due Paesi hanno adottato norme similari
sullo stoccaggio delle informazioni sulle transazioni e sulle stanze di compensazione centralizzate.
La legislazione americana, oggi, è già stata approvata, mentre l’Europa sconta un ritardo di 8-10
mesi sull’iter legislativo.
Quali sono i costi di standardizzazione per gli hedge funds e gli altri attori sul mercato?
Lo scopo del legislatore europeo è rendere più sicuro il mercato over the counter, per evitare una
situazione in cui i rischi di controparte diventino sistemici, come è accaduto prima del fallimento
di Lehman Brothers. Ovviamente, avere una stanza di compensazione standardizzata implica costi
crescenti a livello di margini iniziali e di garanzie collaterali. Tuttavia, più prodotti sono tracciati,
meno rischi sistemici si avranno, e ciò sarà un bene per tutti, nonostante i margini più alti richiesti
agli attori sul mercato.
Ha senso regolamentare strumenti finanziari basati su algoritmi matematici, quando le
banche possono, teoricamente, crearne sempre di nuovi?
È una questione interessante. Fermo restando che lo scopo del regolatore non è limitare
l’innovazione finanziaria con regole troppo rigide, ci sono due modi per affrontarla: da un lato, se
un soggetto sceglie prodotti troppo complessi o non abbastanza liquidi, le garanzie richieste saranno
più elevate. In questo caso, annullare il rischio di controparte sarà dunque molto più costoso rispetto
a prodotti standard. Nel caso in cui, invece, vi sia la necessità di utilizzare derivati non standard,
come nel caso di certe tipologie di contratti che proteggano dai rischi sulle commodities, una leva
troppo elevata potrebbe creare rischi sistemici, per questo è necessario un margine di garanzia più
elevato. Dall’altro lato, si può affrontare il problema come in Usa, dove vige una regolamentazione
proibizionista, con profili di reato come l’«abusing swaps».
Qual è il peso del trading elettronico ad alta frequenza?
Negli ultimi due anni abbiamo assistito ad un cambio di paradigma radicale sul mercato azionario:
prima gli scambi elettronici nello stesso momento ma su piazze finanziarie differenti non erano
possibili. Credo che il fenomeno potrà crescere ancora, perché più transazioni si fanno, più
opportunità si creano per gli arbitraggi. Ora, il problema sui mercati Otc è proprio questo: non
esiste una piattaforma elettronica per fare trading, per questo il regolatore ha voluto fissare degli
standard. Ritengo che una piazza virtuale condivisa possa portare soltanto dei vantaggi, sviluppando
nuove tecniche di trading e dando un impulso positivo, e non distruttivo, all’high frequency trading.

Il Riformista 19 settembre 2010

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Written by tony

settembre 20, 2010 a 1:18 pm

Pubblicato su finanza

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