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cronache finanziarie dal volto umano

Unicredit, i Merrill boys puntano alla successione

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Alessandro Profumo non era l’unico dominus di Piazza Cordusio. La gestione operativa dell’affaire libico, duramente criticata dalle Fondazioni e motivazione formale dietro la cacciata del manager, è stata soltanto la goccia che ha fatto traboccare un vaso colmo di perplessità legate a scelte di investimento bocciate all’esame dei mercati. Tutto iniziò con l’aggregazione della banca bavarese Hvb – e delle controllate Bank Austria e Bph, istituto polacco in seguito ceduto – che, nel 2005, diede vita al terzo polo bancario europeo e aprì le porte del salotto buono all’attuale presidente Dieter Rampl. L’operazione risultò fallimentare nel momento in cui emerse l’entità dell’esposizione di Hvb verso i mutui subprime. All’epoca del merger, Unicredit venne assistita, in qualità di advisor, da Goldman Sachs e Merrill Lynch. Un nome, quest’ultimo, che accompagna tutta la storia recente di Unicredit, e che potrebbe modellarne irreversibilmente le strategie nel prossimo futuro.

Non a caso, uno dei nomi in pole position per raccogliere il testimone di Profumo è quello di Andrea Orcel, attuale numero uno di Bank of America – Merrill Lynch ed ex consulente in Boston Consulting Group. La merchant bank americana, salvata da Bank of America sette giorni prima del fallimento di Lehman Brothers, avvenuto il 15 settembre 2008, è l’ex datore di lavoro di due nomi di peso nel management di Unicredit: Sergio Ermotti e Edoardo Spezzotti. Il primo, che oggi ricopre il ruolo di vice Ceo, in meno di vent’anni ha scalato i vertici della banca americana, prima di fare il suo ingresso in Piazza Cordusio nel 2005. Il secondo, invece, che nel 2007 prese il posto di Ermotti come responsabile dell’Investment banking, ha un passato da amministratore delegato della divisione italiana di Merrill Lynch.

Prima della chiamata di Profumo, tra le altre cose, i due erano partner di NewSmith Capital, una società di consulenza fondata nel 2003 da Michael Marks, Paul Roy, Stephen Zimmerman, Check Low e Ron Carlson: tutti ex Merrill Lynch. Cinque anni più tardi, esattamente il 2 giugno del 2008, Sergio Ermotti annunciava un accordo strategico con la divisione legata alla consulenza creditizia di NewSmith, la NewSmith Financial Products, che sarebbe passata sotto il controllo dell’unità Global & Investment banking di Unicredit, in cambio di una quota del 5 per cento nel capitale di NewSmith. In seguito all’accordo, l’amministratore delegato della società londinese, il malese TJ Lim – artefice, a metà anni novanta, del successo di Merrill Lynch nel mercato dei derivati sul reddito fisso e del Forex – divenne il condirettore di Spezzotti con delega su bond e mercato valutario, raggiungendo l’amico Mike Hammond, assunto nell’estate del 2007 come direttore Capital markets, il quale, manco a dirlo, ricopriva lo stesso ruolo nella banca statunitense per l’area Europa, Africa e Medio oriente. In questi anni, Hammond ha lavorato a stretto contatto con Theodor Weimer, guida dell’unità Global investment banking ed ex consulente McKinsey, multinazionale dove Profumo mosse i primi passi a livello internazionale verso la fine degli anni ’80.

Sarà per questo che l’ormai ex Ceo, come scriveva il Sole 24 Ore a inizio 2008, ad un certo punto pensò addirittura di volgere lo sguardo oltreoceano e puntare ad un Opa su Merrill Lynch, la cui capitalizzazione, all’epoca, era pari a 29 miliardi di euro. Un’ipotesi spazzata via dal vento della crisi finanziaria.

La conquista del salotto buono della finanza italiana, da parte della merchant bank a stelle e strisce, comincia verso la fine degli anni ’90, quando, grazie alle capacità di Spezzotti e ad una campagna acquisti aggressiva a livello di management, riesce a seguire come advisor alcune delle operazioni più discusse e controverse dell’epoca: dall’emissione obbligazionaria voluta da Bassolino per la città di Napoli alle cartolarizzazioni di Cecchi Gori e della Lazio di Sergio Cragnotti, fino alle azioni privilegiate della Parmalat di Calisto Tanzi. Nel lontano 1998, il Corriere spiegava che i concorrenti adducevano le ragioni del successo dei Merrill boys alle basse commissioni applicate sui propri servizi.

Negli ultimi anni, la banca Usa ha accompagnato Piazza Cordusio negli snodi centrali della gestione Profumo, dalla fusione con Capitalia,  nell’aumento di capitale da 6,6 miliardi di euro dell’ottobre del 2008, fino all’ultimo dossier, la vendita di Pioneer, che il successore del manager genovese si ritroverà sul tavolo.

Il Riformista 23 settembre 2010

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Written by tony

settembre 23, 2010 a 11:56 am

2 Risposte

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  1. Articolo illuminante con una perfetta ma parziale ricostruzione delle molteplici liasons degli uomini Merrill Lynch. Mancano infatti i collegamenti molto rilevanti esistenti tra Ermotti e gli ambienti “ticinesi”. In particolare con il “dottor” Tito Tettamanti e con la Fidinam, con l’avvocato Marco Gambazzi (l’uomo delle mille tangenti), con il dottor Thomas Matter (ex collega di Ermotti in Merrill Lynch) e suo sponsor per la carica di AD in Banca del Gottardo (cinque sei anni fa). Tutti notori galantuomini noti alle procure ed ai giudici di mezzo mondo!…

    Elma Esposito

    settembre 24, 2010 at 2:25 pm

    • grazie per i suggerimenti! Appena ci sarà occasione di riparlarne lo integrerò senz’altro. Stia collegata!

      tony

      settembre 24, 2010 at 3:01 pm


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