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Video advertising online, mercato in crescita

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Ormai è risaputo che senza un mercato pubblicitario in grado di sostenerne i costi l’editoria è destinata al fallimento. Questo vale sia offline che online. Se per la carta stampata si tratta di un’esigenza pressante, per quanto riguarda lo sviluppo di un settore audiovisivo via web indipendente e slegato sia dalle multinazionali della comunicazione che da quelle del web, la crescita del mercato pubblicitario e il coraggio degli inserzionisti sono due fattori assolutamente vitali. Secondo le previsioni di emarketer, anche se rappresenta meno del 4% dell’intera spesa pubblicitaria online e meno dell’1% rispetto a quella televisiva, il mercato della pubblicità video on line sta crescendo. Sopratutto in Europa, dove è previsto che gli investimenti decuplicheranno entro il 2011, da 200 a oltre 2000 milioni di dollari complessivi, grazie all’espansione delle connessioni broadband in UK, Francia, Germania e Scandinavia. Come al solito, l’Italia non è presente, pagando lo scotto del digital divide. Comunque, a livello europeo nel suo complesso, il mercato sembra ancora in fase embrionale. Non resta che aspettare.

Written by tony

maggio 13, 2008 at 10:11 am

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Current tv, un’analisi preziosa

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Pubblico da techcrunch.com una bella analisi di Current tv, che recentemente ha cambiato design e url, da current.tv a current.com, per venire incontro alle esigenze degli utenti meno esperti, con collegamenti a youtube, flickr, etc. Inoltre, ha lanciato Current News, un servizio di tre minuti orari che va online e via cavo, in cui le migliori storie uploadate vengono votate e aggregate dagli utenti in una sorta di mini notiziario. Molto interessante la parte dell’analisi che riguarda i ricavi del gruppo Current Media, quasi interamente generati dal cable channel. Lo scorso anno, su una perdita di 9,7 milioni di dollari, ha geenrato ricavi per 63,8 milioni, con un aumento del 68%. Anche il sito mostra dei miglioramenti, secondo Comscore, società di web marketing e research, circa 500 mila navigatori sono approdati su Current lo scorso febbraio, come vedete nel grafico qui sotto. Segno che investire sulla tv offline fa bene anche al sito, il che può essere ottimo se si pensa che così le spalle sono coperte, meno se si considera che – ad oggi – nessun modello di business per la net tv è ancora sostenibile. Colpa del mercato, degli investitori o della mancanza di fantasia?

Leggi QUI il post su techcrunch

Written by tony

aprile 15, 2008 at 10:09 am

Pubblicato su ComunicAzione, MEDIA, televisione

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Informazione diffusa

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Ieri sono stato al convegno Lo schermo globale: presente e futuro della televisione, organizzato dall’Università Cattolica alla Triennale di Milano. Questi gli ospiti: Mark Deuze (Indiana University e Leiden University), Matteo Scanni (giornalista e filmaker indipendente), Bruno Ployer (Sky tg24), Paolo Liguori (Tgcom) e Marco Pratellesi (Corriere della Sera e Corriere.it). Tante banalità, pochi spunti, tanto lavoro ancora da fare per pensare ad una forma, sopratutto dal punto di vista narrativo, ai contributi generati dagli utenti, sopratutto in termini di citizen journalism. Se volete saperne di più, leggetevi qui sotto l’articolo che ho scritto insieme alla collega Irene sulle cose più interessanti che sono emerse. Ovviamente, ci sono anche le nostre video interviste ai protagonisti del panel!


CLICCA QUI

Se non vi basta e volete approfondire, guardatevi questo breve video, davvero molto interessante:

Written by tony

aprile 4, 2008 at 7:06 pm

intervista a Chris Anderson

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Interessante intervista a Chris Anderson, editor in chief del leggendario Wired Magazine e autore del bestseller The Long Tail, ormai un classico della nuova economia 2.0

Written by tony

marzo 10, 2008 at 8:43 am

Democrazia digitale, una visione bella e impossibile

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Internet fa ai meccanismi della governance ciò che i computer in rete hanno fatto ai sistemi meccanici. Il fatto che i bit si muovono molto più facilmente della carta di fatto aumenta la reattività del governo. E il fatto che noi possiamo mettere le informazioni a disposizione dei cittadini piuttosto che insistere che i cittadini si procurino le informazioni significa che i cittadini sono favoriti. E significa anche che i governi possono risparmiare soldi, uno dei pochi valori universali.

Ma queste modifiche si applicano a tutte le forme di governo. Il contributo specifico della rete alla governance democratica si concretizza nel modo in cui i cittadini possono indirizzare il loro governo. I cittadini non possono indirizzare il governo se questo è una scatola nera a cui nessuno ha accesso, e ovviamente internet rende i governi più trasparenti. Non solo possiamo cliccare alla ricerca di notizie senza limiti, ma possiamo anche confrontarci con chiunque per comprendere quello che leggiamo. Possiamo farlo in maniera informale attraverso mailing list o blog, ma anche più formalmente con forum di discussione e wiki fatti apposta per discutere tematiche di governo.

Possiamo anche comunicare più facilmente al governo le nostre esigenze. L’esempio standard negli Stati Uniti è la possibilità di mandare un messaggio per segnalare un buco in una strada (è scoraggiante il fatto che questa possibilità non sia stata ancora istituzionalizzata). Ma questo si limita a sostituire una telefonata con un testo scritto. Molto più interessanti sono le nuove tecniche non disponibili prima di internet. Per esempio il “crowdsourcing” utilizza la piramide caratteristica della democrazia rappresentativa con grandi benefici. Il blog del Tpm ha chiesto a migliaia di lettori di leggere una piccola parte delle 3mila pagine di un documento pubblicato dal dipartimento Usa alla Giustizia nell’ambito di un’inchiesta su un possibile scandalo.

Ai lettori veniva chiesto di segnalare qualsiasi elemento sospetto trovassero nella montagna di dati. In una sola notte la folla (“crowd”) ha scovato elementi che un solo reporter avrebbe scoperto dopo giorni e giorni di lavoro. Di certo il crowdsourcing può avere effetti rischiosi: l’Amministrazione Bush a un certo punto ha incoraggiato i cittadini a segnalare «attività sospette» dei propri vicini, un tipo di crowdsourcing che rischiava di erodere la fiducia alla base della convivenza civile.

David Weinberger. Da Ilsole24ore.com

Written by tony

febbraio 28, 2008 at 12:08 pm

Pubblicato su pensieri, politica

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Casalinghe e banner

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L’altroieri è uscita un’interessante ricerca sulla pubblicità on line a cura di comScore, Starcom Media e Tacoda. Secondo le evidenze di questi centri di ricerca, secondo cui la metà dei click sui banner sono generati solo dal 6% dei navigatori, non rappresentativi della popolazione internettara. Si tratterebbe infatti di persone tra 25 e 44 anni con un reddito annuo inferiore a 40.000 dollari. Insomma, le casalinghe! Ancora, il loro time spending online è di 4 volte superiore dei navigatori normali, ma non rappresenta l’effettivo utilizzo di internet, in quanto si sviluppa tra siti di scommesse, aste online tipo ebay e servizi di ricerca di lavoro, luoghi di navigazione molto differenti rispetto alla norma. La conclusione? Il metro di misurazione delle impression dei banner non è assolutamente attendibile!

Per leggere lo studio il link è QUESTO

Written by tony

febbraio 15, 2008 at 12:24 pm

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Stateofthenet, appunti dalla mia moleskine

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Questo weekend sono stato alla conferenza di cui sopra (vedi post precedente), ecco gli spunti a mio avviso maggiormente  interessanti dei dibattiti che ho avuto l’opportunità di seguire, sotto forma di topics, brevi flash da cui partire per orientare e proseguire la discussione:

Session II day 1, Alla ricerca della felicità: economia della conoscenza e della collaborazione

Prof. Rullani: dall’avvento della rivoluzione industriale ad oggi si è sviluppata in due diverse tipologie: una tecnica, legata alla technè, ovvero alla riproducibilità tecnica dei beni. L’altra, fluida, che riguarda le nuove problematiche dell’era della conoscenza, e la creatività che necessariamente viene implicata. L’economia della conoscenza è iniziata due secoli e mezzo fa, ma è stata la rete lo strumento con il quale il secondo tipo di intelligenza è diventato diffuso, di massa. In questo modo, dal punto di vista economico, il web crea economie di scala a partire dalla redistribuzione dell’intelligenza fluida, implicata nel problem solving a livello di gestione del potere. Come creare economie di scala? Attraverso molteplici usi tecnici di un’idea. Come possono le imprese utilizzare vantaggiosamente questo tipo di intelligenza? Attraverso un’organizzazione modulare – flessibile – ma soprattutto mediante l’organizzazione in comunità epistemiche, come ad es. Slow food.

Luca De Biase: la rete intesa come meccanismo comunicativo, strumento di ripersonalizzazione delle relazioni come base da cui partire per andare sul mercato (microcredito, microfinanza)

Keywords:

  • intelligenza fluida e comunità epistemiche on line
  • relazioni interpersonali come base del mercato
  • impegno personale ed etico ha un valore: il dono (di tempo, risorse, etc)

Session I, day 2, I giornali non sono la loro carta: idee per sopravvivere al 2013

Luca De Biase: il problema nell’organizzazione editoriale italiana non è il modello di business come strumento, ma come fine. I giornalisti sono al servizio dell’azionista o del lettore?

Mario Tedeschini Lalli: la gente vuole il giornalismo di livello professionale, come le inchieste di Gatti su L’Espresso; la comunità dei blogger, dal canto suo, non deve pensarsi come “us against them (ovvero il business dell’editoria mainstream). E’necessario superare questa contrapposizione per realizzare dei prodotti giornalistici multimediali, soprattutto dal punto di vista dell’innovazione dei linguaggi utilizzati, nell’ambito di organizzazioni editoriali complesse.

Session II, day 2 Internet Killed the Political Star?

Giuseppe Granieri: oggi il pubblico compie una premediazione della notizia politica, che viene perciò interpretata mediante un modello codificato dall’assuefazione alla comunicazione che di essa si fa nei telegiornali e negli altri media. Insomma, il famoso panino del tg1

Joshua Levy: About the CNN YouTube Debate, on July ’07, the point for the public is not to participate within the rules of the CNN selection team, but eventually to vote the best issues on YouTube and after CNN to air them offline for the debate.

Giuseppe Granieri II: negli ultimi due anni c’è stato un dibattito sul web 2.0 dettato da un pensiero debole, causato dall’entusiasmo sulla democratizzzazione della parte produttiva del processo mediale. Ora è necessario un pensiero forte, per assumersi le proprie responsiabilità (da parte dei blogger e degli operatori di comunicazione 2.0)

Ancora complimenti a tutti, iniziative come questa sono davvero utili per comprendere cosa si muove, a livello di impresa, di vision e di riflessione, attorno e in rete. Grazie agli organizzatori!

Per vedere i video degli interventi, il link è QUESTO

Written by tony

febbraio 13, 2008 at 7:07 pm

Pubblicato su ComunicAzione, MEDIA

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